Libri

“Totò mio padre”

3919116-9788817117579.pngdi Gabriele Ottaviani

Il primo segno di rinnovamento, per Totò, fu il cambiamento di casa. Vivere tra le stesse mura dov’era stato felice con me, con la mamma e con i nonni, ormai entrambi scomparsi, acuiva la sua malinconia.

Totò mio padre, Liliana De Curtis (con Matilde Amorosi), Rizzoli. È stato un principe, di nome e di fatto. Dalle ascendenze nobilissime. Dall’ironia sfavillante. Ricordò anni fa in un suo articolo Roberto Gervaso di avergli sentito dire testualmente, in uno dei pranzi che spesso condividevano insieme a Indro Montanelli, “quella gran puttana di mia zia Teodora”. Ossia l’imperatrice bizantina moglie di Giustiniano dalla gioventù quantomeno avventurosa, per usare un eufemismo. Sua pluriantenata. Ma è stato anche un attore straordinario. Come sovente accade contestato in vita, riabilitato con tutti gli onori possibili e immaginabili e le più sperticate lodi, anche da parte di chi fino a un attimo prima ne parlava malissimo, dopo la sua dipartita. Tanti ne hanno scritto, tutti ne hanno parlato, spesso a sproposito, millantando: Io lo conoscevo bene, verrebbe da sostenere che in molti abbiano detto, parafrasando il titolo del capolavoro di Pietrangeli. Nessuno però ha più ragione di parlarne, raccontandone la vera essenza, percependo questa narrazione come un obbligo morale, come la sua unica figlia, Liliana. De Curtis. Come Antonio De Curtis, nome che ormai campeggia persino in molte targhe viarie. Per il mondo e per l’arte, l’inarrivabile Totò. Il cui ritratto qui proposto è ricco di aneddoti e sorprese come una cornucopia. Da non perdere.

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