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“Amici per paura”

9788893900027_0_0_300_80di Gabriele Ottaviani

«Bello o brutto, viviamo nel tempo che Dio ci ha dato. Non ci sono tempi belli o tempi brutti per onorare di più o di meno i suoi comandamenti. Non c’è giustificazione di guerra, di carestia, di lontananza per chi non li rispetta. Se resteremo fedeli ai comandamenti di Dio, nulla temeremo: non la tribolazione, non l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada. Non temerò, Signore, non temerò.» «Non temerò, Signore, non temerò» rispondevano i fedeli. «Non temerò né la morte, né la vita, né presente, né avvenire, né potenze, né altezze, né profondità» riprendeva Monsignore con la faccia sempre più congestionata. «Non temerò, Signore, non temerò.» «Non temerò, Signore, non temerò» rispondevano di nuovo, in coro, i fedeli. Poi Monsignore tornava all’altare volgendo ai fedeli le spalle rigonfie sotto la pianeta e il cranio dalla spelacchiata corona di capelli bianchi. Sembrò naturale che, invece di un chierico a turno, di un’altra parrocchia, come prima avveniva per la celebrazione domenicale di Monsignore, subentrasse Francesco al servizio, con non poche difficoltà iniziali poiché i movimenti dell’ingombrante corpo di Monsignore non erano sempre prevedibili, e nel calice proteso all’offertorio fu chiaro che bisognava versare una più abbondante quantità di vino. Quando monsignor Feroce dovette restare a letto con i bronchi intasati di catarro, lui stesso, o chi per lui, pensò che si dovesse provvedere. Non più con qualche servizio saltuario ma a tempo pieno.

Amici per paura, Ferruccio Parazzoli, SEM. Non si può dire in tutta onestà, anche se in media la durata della vita è molto cresciuta negli ultimi tempi, grazie a tutta una serie più che risaputa di migliori condizioni, sanitarie e non solo, che Ferruccio Parazzoli sia giovanissimo. Eppure la sua prosa ha una freschezza sorprendente, che riesce a raggiungere le vette della classicità rivoluzionando il canone della narrativa in funzione dello scandagliamento dell’etica, coniugando in modo compiuto, preciso, intenso e mirabile l’aspirazione alla trascendenza nell’immanenza più comprensibile e leggibile, declinando in maniera non banale la poetica della semplicità in quanto punto d’incontro, sintesi e fine ultimo dell’esperienza. Ogni parola è perfetta, chiara, antiretorica e significativa. Attingendo alla memoria di eventi che rimangono impressi come un marchio a fuoco nella carne, nella fattispecie il bombardamento di Roma del diciannove di luglio del millenovecentoquarantatré, che i bambini di quell’epoca ancora fra noi rammentano nei minimi dettagli, Parazzoli prende per mano il lettore e lo sostiene nella scoperta di Francesco, magnifico personaggio di bambino la cui perdita dell’innocenza passa attraverso la consapevolezza della precarietà dell’uomo al cospetto della Storia e delle violenze e storture che essa determina. La guerra è in casa, adesso, e niente è più come prima. Potentissimo.

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