Cinema

“Famiglia all’improvviso”

oyfwdd-638x425di Gabriele Ottaviani

Demain tout commence. Ovvero Domani comincia tutto. O, che so, Tutto inizia domani, comme vous préférez. Un titolo bello, lirico, pieno di senso, preciso, sintetico, efficace, giusto per il film. In sala in Italia, distribuito dalla sempre meritoria Lucky Red, a partire dal venti di aprile. Con l’intestazione Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse. Perché? Perché va bene, continuiamo così, facciamoci del male, evidentemente: ma in tutta onestà non vale nemmeno più la pena di concentrarsi sulle aberrazioni retoriche veterodemocristiane dei traduttori allo sbaraglio (specie se dal francese), quindi lasciamo perdere, diamo spazio a una sana rassegnazione, appena condita da un briciolo di ineludibile speranza che prima o poi un giorno persino loro vengano illuminati da un barlume di decenza, e parliamo del film. Che è buono, anche se in certi momenti è un po’ rabberciato e talmente semplice da sfiorare la banalità del déjà vu. Che è da vedere, comunque, perché è intenso, credibile, emozionante, commovente, sorprendente, delicato. Perché parla di quel sentimento indispensabile e indefinibile, tante sono le sue possibili declinazioni, che è l’amore. Nella fattispecie, e prima di tutto, quello di un papà per una figlia. Samuel – uno splendido Omar Sy (che forse per chi scrive le locandine nello Stivale fa di secondo cognome il-protagonista-di-Quasi-amici, che ormai è un film di SEI anni fa… Non so, al prossimo film di Meryl Streep cosa scriverete, cari cartellonisti? Con la mamma carogna di Kramer contro Kramer?) – è un gaudente ragazzone che vive in Costa Azzurra, lavora presso uno stabilimento balneare e un giorno gli piomba sulla barca lei. L’archetipo di tutti gli archetipi. Tanto bionda. Tanto scialba. Tanto triste. Tanto sciatta. Tanto spettinata. Tanto piagnucolosa. Tanto depressa. La signorina Felicita con gli occhi azzurri di stoviglia, insomma. Kristin (Clémence Poésy). Una che dodici mesi prima non ha saputo resistere a una notte di passione col bel fusto (è incredibile come certe persone riescano a essere allo stesso tempo fragilissime ma niente affatto sceme…) e ora, sempre perché il senso di responsabilità ormai nella nostra società è più opzionale dei cerchi in lega e più estinto di un dodo, dato che è tanto triste, tanto stanca, tanto depressa, tanto inadeguata, abbandona letteralmente la sua bimba di tre mesi nelle braccia di Samuel, con cui dice di averla concepita. E allora cosa fa Samuel? Quello che fanno tutte le persone che sanno discernere il giusto dall’ingiusto, rivoluziona in un attimo – perché chi fa quel che deve non ha tempo da perdere né per essere depresso (o dire di esserlo) – la sua vita in funzione di chi ha più bisogno. Finché… Fa bene al cuore.

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