Intervista, Libri

Claudio Volpe: “L’amore nega la morte”

cop_volpedi Gabriele Ottaviani

Convenzionali ha recensito il suo bel romanzo, La traiettoria dell’amore, e ora, con gioia, lo intervistiamo: grazie infinite a Claudio Volpe.

Qual è La traiettoria dell’amore? E quante ce ne sono?

La traiettoria dell’amore non è mai una linea retta ma sempre e comunque una linea ingarbugliata, un filo che finisce per ripiegare su se stesso e intrecciarsi, annodarsi, perdersi e ritrovarsi. Non è una destinazione ma una direzione seguita con coraggio e determinazione. Nel mio romanzo la traiettoria dell’amore è quella che segna il percorso di vita di Andrea e Giuseppe nel ricostruire il loro rapporto di fratello e sorella; ed è quello che lega Andrea e Sara nell’affermare nel mondo il loro amore. Ma è anche la traiettoria che porterà questi personaggi a vivere l’esperienza del carcere e a comprendere che un detenuto non viene per ciò solo privato della propria natura umana. Un detenuto è solamente una persona che è inciampato nel suo percorso esistenziale e che deve tornare a mettersi in piedi e ad amare la vita. Di traiettorie ce ne sono tante, infinite direi, e allo stesso tempo una sola: quella che conduce alla felicità.

Cosa significa l’amore per te?

Semplicemente, e forse banalmente, A-MORS, qualcosa che nega la morte, ci rende vivi e dà senso alla vita.

Perché è quasi innaturale scrivendo prescindere dal racconto di una storia d’amore? È difficile che a vario titolo in un romanzo il tema non compaia nemmeno marginalmente…

Perché siamo completamente immersi nell’amore. L’amore è ciò che siamo, ciò che desideriamo, ciò che filtra i nostri pensieri, il nostro modo di vedere il mondo, il nostro respiro e le nostre azioni. Anche quando non ce ne rendiamo conto quello che facciamo manifesta sempre il nostro desiderio di essere amati e intercettati da quel fascio di luce che dia un senso anche alla sofferenza e all’impossibilità di comprendere il perché del nostro stare al mondo. Quando amiamo, in fondo, sentiamo di non avere più bisogno di capire a tutti i costi il perché dell’esistenza. Ci basta intuire che un senso esista e l’amore ci fornisce questa intuizione.

L’amore ha tante forme eppure è uguale per tutti: come si combattono discriminazione e omofobia?

Con la cultura, la letteratura e il racconto di storie che educhino alla complessità dell’esistenza e del reale, alla varietà del mondo, alla ricchezza dei sentimenti e delle inclinazioni. La lettura aiuta le persone a sviluppare l’empatia, strumento indispensabile per poter essere più umani verso l’altro e disposti realmente a comprendere la posizione altrui.

La legge Cirinnà: buona, cattiva, un primo passo, un’occasione persa…?

Credo sia stato un primo importante passo che ha consentito a moltissime persone che non hanno tempo, per questioni di età o di salute, di attendere che il nostro paese si renda veramente civile istituendo il matrimonio egualitario. Credo però che l’aver fondato queste unioni sull’articolo 2 della Costituzione e cioè sui diritti individuali e non sull’articolo 29 Cost e cioè sui diritti della famiglia, così come l’aver eliminato le stepchild adoption, siano stati una mossa brutta e indecorosa oltre che discriminatoria.

Sei molto attivo sui social: cosa ti piace di questo modo di comunicare?

Mi piace la possibilità di essere collegato costantemente col prossimo, di poter comunicare e far circolare molto rapidamente le idee. Non mi piace invece la violenza verbale, il pressapochismo e la rabbia che facilmente questi social fomentano o, ancora, la dipendenza da internet che essi hanno portato nelle persone. Non abbiamo tempo per leggere però abbiamo ore e ore al giorno per navigare in rete. Non è un controsenso?

Come hai conosciuto la tua maestra Dacia Maraini?

Dacia Maraini lesse, ormai cinque anni fa, il mio romanzo d’esordio “Il vuoto intorno” e lo apprezzò molto. Decise così di presentarlo al Premio Strega di quell’anno. Da quel momento diventammo amici e iniziammo a viaggiare, presentare libri e confrontarci insieme. Per me lei è, oltre che una maestra, una vera e carissima amica.

Premio Strega: due parole che tutti gli scrittori italiani vorrebbero sentire pronunciare in relazione a sé medesimi. Per te cosa vogliono dire?

Partecipare al Premio Strega vuol dire avere quel minimo di visibilità in più che potrà consentire (spero) alla mia storia di giungere a più lettori possibile. I premi letterari non sono la celebrazione narcisistica dello scrittore, ma mezzi per far volare alto le storie.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

In due parole: scrivere e studiare (per diventare magistrato).

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