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“L’uroboro di corallo”

9788869188107_luroboro_di_corallo.jpgdi Gabriele Ottaviani

Anastasia si stupisce per l’elasticità del colonnello: non più invettive e contrapposizione, ma impegno per trovare l’accordo. Da quando frequenta la presidentessa del circolo Ama Il Prossimo Tuo, i progressi sono stati notevoli. Forse per il prossimo Santo Stefano riuscirà persino a chiamare i numeri della tombola astenendosi da commenti da caserma (ma in caserma giocano a tombola?). Adesso di certo gli omaggi floreali li manda alla presidentessa. Grazie a Dio. Grazie a Dio? Anastasia deve ammettere che essere corteggiata la lusingava. E che oggi, quando lui è arrivato con un mazzolino di narcisi infiocchettati di giallo, è stata contenta. Però si trattava di un invito a pranzo… Normale cortesia, nulla di più.

L’uroboro di corallo, Rosalba Perrotta, Salani. Nella letteratura magica egizia di età ellenistica, animale simbolico a forma di serpente che morde o inghiotte la propria coda, realizzando la figura di un cerchio. La sua simbologia originaria fu quella dell’eternità e del cosmo. L’immagine, che successivamente prese la forma anche di un drago, o di due serpenti, o di un drago e di un serpente che congiungono la bocca alla coda, è anche usata per rappresentare l’avvicendarsi della vita e della morte e, in alchimia, il ripetersi del ciclo che raffina le sostanze attraverso il riscaldamento, l’evaporazione, il raffreddamento e la condensazione. Questa, da vocabolario, la definizione di uroboro. Nella fattispecie, la foggia della spilla in corallo che Anastasia eredita. E che cambia la sua vita. Come può farlo un oggetto inanimato? Beh, tanto per cominciare Anastasia, che ha già un nome bello e impegnativo, dal significato importante, è convinta che l’uroboro sia magico. Del resto però Anastasia è anche convinta che il marito se ne sia andato per colpa sua, quindi non è che proprio si possa fare sempre completo affidamento sulla sua capacità di giudizio. È sempre insicura, ha paura anche della sua ombra, si sente sempre assurdamente in difetto. L’amante del nonno le lascia una piccola fortuna in paccottiglia varia e un palazzetto nel quartiere non migliore di Catania: che sia giunta finalmente l’ora di prendere in mano le redini della propria vita come se fosse un cavallo vero lanciato al galoppo e non uno di quelli smaltati delle giostre? Le pioveranno addosso il colore e il sole, incontrerà personaggi straordinari, e si accorgerà – hallelujah! – che il futuro è solo a un passo… Scritto con rara grazia, è un romanzo che trabocca gioia e fa bene al cuore.

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