Libri

“Leopardi e la traduzione”

5a30925bc9d939794f0428d3a43130f4_w200_h_mw_mh_cs_cx_cydi Gabriele Ottaviani

Se non fosse per tre citazioni presenti nel manoscritto, a leggere i paratesti della traduzione del secondo libro dell’Eneide sembrerebbe che Leopardi non conoscesse affatto la versione di Vittorio Alfieri.

Leopardi e la traduzione – Teoria e prassi (Atti del XIII convegno di studi leopardiani presso il Centro nazionale di studi leopardiani, Recanati – 26/28 settembre 2012), a cura di Chiara Pietrucci, prefazione di Fabio Corvatta, Olschki. Ferroni, Prete, Vegliante, Nacci, Camarotto, Neumeister, Genetelli, Palmieri, Pasquini, De la Nieves Muñiz Muñiz, Lonardi, Melosi, Brozzi, Pazzini, D’Intino, Condello, Primo, Natale, Landi, Bertolio, Martellini, Corsalini, Camilletti, Carini, Sconocchia, Galvagno, Crivelli, Cori, Speciale, Sabolova. Sono grandi studiosi di letteratura, i cui contributi sono raccolti in questa più che pregevole edizione. I classici, come si dice e si ripete ogniqualvolta si citi la frase oramai divenuta formulare di Italo Calvino, non finiscono mai di dire quel che hanno da dire: se il testo infatti una volta dato alle stampe per definizione, almeno in quella edizione, non può mutare, ogni diverso sguardo che lo osserva com’è naturale che sia vi trasferisce parte di sé a livello conscio e inconscio, interpretativo e comunicativo. Lo studio è la sola ricchezza che l’essere umano possiede che nessuno mai potrà sottrargli, il ben dell’intelletto, non a caso si chiama così, che in più di qualche occasione sopravvive persino all’oblio della memoria. E il continuo approfondimento è l’unica possibilità di conservazione del patrimonio culturale: quando poi si parla di uno dei più grandi letterati, intendendo questa parola nella sua più ampia e autentica accezione, che la storia non solo italiana e non solo degli ultimi secoli, colui che ha ricordato al mondo il valore della solidarietà per il semplice tramite d’una ginestra, umile come le tamerici che prima furono di Virgilio e  poi saranno di Pascoli, capace di germogliare persino sulle pendici del Vesuvio, e che ha tentato di indagare e penetrare il mistero della natura, è evidente che allora il prestigio è ancora maggiore,e  questo volume costituisce un’opportunità da non lasciarsi sfuggire.

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