Libri

“Il cosmo secondo Agnetha”

il_cosmo_secondo_agnetha_2_edizionedi Gabriele Ottaviani

«Ooooohhhhh Danielita… che bello sapervi fidanzata!» Nella vita tutto è relativo. Per Clodette aver bevuto un cocktail insieme ed essersi raccontati vicendevolmente quattro bugie sulla propria identità vuol già dire avere una relazione. Secondo questi parametri sono stato fidanzato già con una valanga di altri puttanieri come me, al banco dei night-club. «Dovete proprio esserne innamorata, per arrivare a tanto.» Le avevo chiesto in prestito la biografia degli Abba. Non mi andava di passare un’intera serata con addosso lo stesso disagio provato in quel bar; preferivo bruciare qualche pomeriggio studiando la biografia di sua maestà Agnetha. Per questo mi ero preso un po’ di tempo, e avevo fissato l’appuntamento con Fiorenzo a sei giorni dopo: dovevo mettermi in pari con il programma. C’è chi per scrivere un libro passa anni a far ricerche, a viaggiare, intervistare gente, studiare e interpretare; io me la sono cavata con sei giorni di full immersion nel favoloso mondo di Agnetha Fältskog. Mi rendo conto che visto da fuori potevo in effetti dare l’idea di uno bello scottato da un’infatuazione omoerotica, Clodette aveva i suoi bei motivi per lanciare quelle insinuazioni e non credere alla mia verità, c’erano tutti gli ingredienti per l’ennesimo caso di conversione da etero curioso ma convinto a finocchio di categoria senior, e in un certo senso una qualche sorta di attrazione dovevo anche provarla. Semplicemente però non era attrazione sessuale. Fiorenzo ormai stava diventando la mia storia, il mio romanzo, la prospettiva del successo e di conseguenza, di tanto bel denaro da spendere come più mi sarebbe piaciuto. Tutto questo era di sicuro molto attraente. Grazie al terrificante incontro con lui ero riuscito ad andare avanti, e a mettere insieme anche un soddisfacente terzo capitolo, quello in cui Eros riceve la visita del suo vicino di casa che, come portafortuna di benvenuto, gli regala un dvd gay a luci rosse comprato usufruendo dello sconto dipendenti, invitandolo a provarlo subito. Incapace di rifiutare, Eros accondiscende, a dire il vero un po’ stranito dalle immagini che passano sullo schermo, mentre il suo nuovo amico cerca di stuzzicarlo facendogli commentare le scene, le posizioni, e lui, sperduto in un ambiente non suo, non riesce a far nulla se non aspettare che tutto finisca. Ernesto si dimostrò entusiasta: in questo libro sembrava proprio esserci tutto: tanti begli stimoli erotici, ironia, il glad-to-be-gay, la superiorità omosessuale. A patto ovviamente che alla fine il bell’Eros capisse di aver sempre sbagliato tutto e si fidanzasse col suo giovane direttore, dimostrandosi appunto un “etero non eterno”. Ancora qualche serata con Fiorenzo, ancora qualche piccola provocazione e sarei giunto anche a quell’epilogo. Il bello dei libri è che riescono ad arrivare laddove la realtà non sa spingersi, ma a tempo debito la mia fantasia avrebbe fatto il suo dovere. Quando ci vedemmo, quel venerdì sera, Fiorenzo, probabilmente disorientato dalla mia reazione al Threegaio non osò lanciare la proposta di un pub per omosessuali, così lo feci io. Finimmo al Fiesta!, su consiglio datomi la sera prima dalla mia guida gay personale: «Vedrete Danielita… è il posto giusto per un primo appuntamento. Disimpegnativo, rilassante, allegro e divertente. In più non c’è la dark room, così si evitano inopportune tentazioni di consumar lì per lì, su due piedi nel vero senso della parola, e allora la tensione sale, e sale, in attesa del momento in cui sarà venuta l’ora di andare a casa. Mi sembra il posto migliore per un incontro: intimo ma non compromettente.» Ci ritrovammo dunque a scorrere col dito una lista di cocktail da nomi mai sentiti fuori da lì, Milleluci, Pronto Raffaella, El Borriquito mentre sul palco si festeggiava il compleanno di un avventore abituale, tale Roberto, con un pot-pourri di karaoke su grandi successi intramontabili, dal Tuca Tuca a Luca Luca e Rumore rumore. Non avrei mai immaginato potesse esistere un Carrà-pub, che, di tutte le stranezze viste fino a quel giorno, mi sembrava la più perversa. Fiorenzo comunque si divertiva, e io riuscivo a simulare discretamente. Anche se di nuovo mi sentivo come un minidotato in concorso al Premio Mandingo: avevo imparato tutto (o quasi) sugli Abba, ma qui serviva il repertorio Italian trash. L’intero pubblico gridava a squarciagola le parole delle canzoni richiamandole a memoria, io dovevo leggerle sullo schermo elettronico, e spesso non conoscevo la melodia. Un perfetto idiota fuori tempo e fuori luogo.

Il cosmo secondo Agnetha, Daniele Vecchiotti, Las Vegas. Ad alcuni anni di distanza dalla sua prima edizione, torna sugli scaffali delle librerie un romanzo a dir poco sorprendente, che fa della sua brillantezza espositiva la chiave per sviluppare una narrazione che coinvolge, diverte e fa riflettere, senza un millisecondo di noia, una battuta d’arresto, una caduta di stile o una frase fuori posto. Fresco e guizzante, riesce a rendere credibile anche l’assurdo. Il protagonista è giovane. E ha un problema che abbiamo avuto, abbiamo e avremo tutti, chi più chi meno, probabilmente, nel corso della vita, quali che siano l’età, il livello culturale, la condizione sociale. Non riesce a contrastare gli eventi. Né a infischiarsene beatamente delle aspettative degli altri. Perché gli dispiace far rimanere male le persone cui tiene e che a lui tengono. Perché quando si subisce uno sgarbo bisogna essere superiori. Perché pare brutto. Come dite? Già sentite queste frasi e altre simili? Ecco, appunto. Un grande classico. Un po’ come quei fidanzati che dicono di non amare la frutta, ma se poi gliela presenti già lavata, pulita e affettata se ne sbafano tre porzioni. O non trovano i calzini perché non mettendo mai a posto un cavolo non sanno nemmeno quale sia il loro cassetto. O se chiedi loro per un caso fortuito ed eccezionale un favore rispondono che sono stanchi perché hanno lavorato e ti chiedono tu invece cosa abbia fatto tutto il giorno. E tu fai pratica zen per non investirli alla prima occasione di manovra perché la dittatura del Non sta bene, chissà gli altri che direbbero è la più longeva della storia. Eccetera eccetera eccetera… In ogni modo, il nostro ha una mamma che lo vuole far diventare una scrittrice di romanzi rosa, un editore di libri porno gay per cui pecunia non solum non olet, sed etiam non si fa problemi di gusti sessuali,  un amico che pensa che siamo tutti bisex, gay a parte, e uno strip bar sotto casa pieno di ballerine nude: non può che cominciare un viaggio serissimo ed esilarante al termine dell’identità e del sesso, tra le sue molto più che cinquanta sfumature, in cui ogni cosa può far comodo. Pure gli Abba. Mamma mia!

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