Intervista, Libri

Chiara Marchelli e “Le notti blu”

9788860044396_0_0_1580_80di Gabriele Ottaviani

Chiara Marchelli ha scritto il bellissimo Le notti blu, e noi di Convenzionali abbiamo ora il piacere di intervistarla.

Com’è nata l’idea del suo romanzo, Le notti blu?

Le notti blu racconta una storia che ho incontrato, con fisionomie diverse ma lo stesso centro, e che ha sedimentato dentro di me, fino a quando ho voluto raccontarla.

Cosa ci insegna il dolore? E come si supera?

Talvolta il dolore insegna, altre no. Dipende da molte cose: dalla sua entità, la sua origine, la nostra robustezza, la possibilità di trovare un insegnamento. Ci sono dolori naturali, che insegnano a procedere; altri smisurati e spietati, che non si potranno mai capire, e tanto meno superare. Quello di cui parlo nel romanzo è feroce: la morte di un figlio. Ma, appunto per questo, non ho voluto indugiare in una sofferenza che non guarirà mai. Ho invece provato a sfidarla, discuterla, minacciarla nell’unico modo possibile: attraverso l’irruzione della vita. E quindi della possibilità rinnovata e insperata di scegliere.

Quando si può dire che ci si conosce davvero in una coppia?

Credo che in qualsiasi legame affettivo ci si possa conoscere profondamente, ma sempre e soltanto fino a un certo punto. C’è un limite nella nostra natura, io credo, oltre il quale l’altro non può andare. Non per opposizione o chiusura da parte nostra, ma perché a un dato momento si incontra il mistero della natura umana, l’inesplorato, l’inspiegato, la sorpresa, le pulsioni e le energie che rimangono magari nascosti persino a noi stessi. E credo che questo sia molto bello: ci sarà sempre qualcosa di chi abbiamo accanto che rimarrà da scoprire. Certo, il mistero non ha connotazione: la scoperta può essere positiva o negativa. O entrambe le cose, come spesso accade nella vita, e come ho cercato di raccontare nel romanzo.

In cosa si somigliano e in cosa sono diverse l’America e l’Italia?

Sono due Paesi molto diversi per storia, cultura, conformazione, carattere. Per quello che riguarda la mia esperienza, si compensano: in uno trovo il dinamismo, il presente, il respiro rapido; nell’altro, gli affetti, la memoria, il passo più lento. Ma questo ha anche a che fare con il fatto che negli Stati Uniti lavoro e vivo il mio quotidiano, mentre in Italia vengo con tutto un altro spirito, che è quello del riposo, del ritrovo.

Qual è il valore della tenerezza nella quotidianità?

Enorme. Per me gentilezza, ascolto, tenerezza sono diventati nel tempo elementi essenziali del vivere. Soprattutto in un’epoca come questa, in cui sembra che abbiamo perso completamente il senso della direzione civile e politica. Ma anche nei rapporti tra le persone, perché, d’altronde, la politica vera è qui che nasce: dalle persone. Quanto ai rapporti d’amore e d’affetto, ho imparato che la tenerezza è un segno di forza, e non di debolezza.

Che ruolo riveste la memoria nella nostra vita?

La memoria ha, o dovrebbe avere, un ruolo centrale. Non soltanto la memoria personale, che ci permette di ritrovarci e capire chi siamo come individui, ma anche quella collettiva, che raccoglie le identità di un popolo, delle sue appartenenze, della sua storia. Facciamo troppo poco affidamento su quest’ultima, e finiamo per non imparare nulla ripetendo, nel caso migliore, gli stessi errori. In quello peggiore, aggravandoli. Penso invece che quando siamo in grado di imparare dalla memoria, e non annegarvi con malinconia per un tempo che tanto non torna, abbiamo in mano uno strumento eccezionale di comprensione della vita.

Convenzionali si occupa anche di cinema: quali sono i film che ha nel cuore, e perché?

Molti, e diversi tra loro. Ne dimenticherò certamente qualcuno, ma direi Les amants du Pont Neuf, per la bellezza della storia e la visionarietà di Carax, A piedi nudi nel parco, perché mi proietta in un’epoca romantica e perfetta che forse non è mai esistita (e poi mi fa ridere ogni volta che lo guardo), Dead Poets Society, perché ero un’adolescente piena di sogni e poesie, la Trilogia di Kieslowski, per il viaggio intellettuale e umano che mi ha offerto, She’s been away, per la delicatezza. Ma poi molti altri che, ne sono certa, mi verranno in mente appena chiuderemo questa conversazione.

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One thought on “Chiara Marchelli e “Le notti blu”

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