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Premio Città di Castello – Intervista a Giuseppe Perrone

logopremiodi Gabriele Ottaviani

Che cos’ha significato il Premio Città di Castello?

In questi ultimi anni, quando ho percepito di essere pronto ad affrontare il giudizio di esperti, ho iniziato a partecipare a molti concorsi letterari in tutta Italia. E sono giunte anche molte gratificazioni da nord a sud della nostra Penisola. Vincere il Premio Città di Castello forse equivale al coronamento di tanto e a volte sofferto lavoro, e l’incentivo a fare sempre meglio.

Com’è nata l’opera che l’ha portata alla vittoria, La carità delle parole?

Dalla constatazione di vivere in un mondo a volte a me estraneo, dove tutti sono contro tutti. Dove si usa la parola spesso in modo inopportuno per giudicare, condannare, emarginare … La carità delle parole, lungi da insegnamenti morali e religiosi, vuole essere il personale tentativo di un nuovo coinvolgimento nella realtà quotidiana, attraverso l’uso della comprensione dei fatti e la volontà di uscire allo scoperto ed abbracciare gli eventi sotto differente luce.

Per lei scrivere vuol dire…

Come per tanti il desiderio di scrivere mi accompagna da tanto. Nel mio caso ha avuto compimento solo alla soglia dei 50 anni. Non ho spiegazioni chiare riguardo a cosa significhi scrivere; in ogni caso mi piace sentirmi più vicino all’umanità attraverso i miei versi. Scrivo non solo della mia storia ma anche e soprattutto delle storie umane, di una realtà spesso ostile che attende la rinascita dell’uomo. Vorrei che la mia parola non fosse solo mia ma condivisa con chi mi legge.

Qual è il compito della letteratura?

Domanda molto bella e importante ed anche difficile da contestualizzare. Se consideriamo che il termine deriva dal latino, che a sua volta si intreccia col mondo greco della grammatica, ne viene fuori un concetto ad ampio respiro che abbraccia la nostra storia. Mi limito soltanto ad evidenziare il valore della parola che è affidata alla scrittura. La parola che esprime il pensiero di un popolo. La parola che è anche memoria, scrigno prezioso per ogni generazione.

 Che consigli darebbe a chi volesse iniziare a scrivere?

Non credo di essere nella posizione di dare consigli. Sono convinto che chi ama scrivere sia portato alla lettura, condizione questa imprescindibile dalla scrittura. Forse solo questo mi sentirei di dire: essere sempre sé stessi, scrivere di realtà anche se spesso difficile e dolorosa. Mettersi a nudo, non nascondersi dietro concetti complessi e di difficile comprensione. Sono per la scrittura semplice, che vuol dire reale, commossa, partecipata e quindi condivisa con chi legge.

Quali sono i suoi libri e i suoi film del cuore e perché?

Un film su tutti è Le ali della libertà, straordinario film che esalta i valori dell’amicizia e della fatica per ottenere la libertà. Essendo poeta mi piace ricordare l’opera di straordinari autori come Giuseppe Ungaretti, Alda Merini, Wislawa Szymborska, Emily Dickinson, Pabolo Neruda semplicemente perché con i loro versi hanno raccontato la vita, il dono più prezioso.

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