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“La fine dell’alchimia”

la-fine-dell-alchimia.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ogni tanto qualche banca può fallire; del resto, il fallimento è parte del gioco in un’economia di mercato fiorente. Il banco dei pegni dà alle banche a rischio di fallimento un anno di tempo per ristrutturarsi. Basta attacchi di panico e salvataggi varati nei week‑end, basta drammatiche rievocazioni memorialistiche. La risoluzione bancaria – un regime fallimentare specifico – sarebbe più semplice rispetto a oggi, poiché i depositi (passività) e le garanzie preventivamente presentate alla banca centrale (attività) potrebbero essere sottratti alla banca in fallimento e trasferiti a un’altra banca insieme alle riserve liquide di cui quelle garanzie sono il pegno. In tal modo, l’autorità di risoluzione potrebbe riordinare il resto della banca senza arrecare troppo scompiglio ai depositanti.

La fine dell’alchimia – Il futuro dell’economia globale, Mervyn King, Il saggiatore, traduzione di Marco Cupellaro. Spesso e volentieri quando si pensa all’economia la prima cosa che sovviene alla mente sono le pagine niente affatto leggibili, a meno che non si sia davvero esperti nel settore, dei quotidiani in cui, tra righe e righe fitte di termini tecnici per lo più stranieri, e dunque già per questo non di immediata e scontata comprensione per tutti, si elencano giornalmente le quotazioni di borsa delle varie tipologie di azioni. Spesso variazioni percentuali niente affatto marcate, ma che si traducono in spostamenti di milioni e milioni di euro che d’altro canto appaiono molto distanti dai soldi veri che tangibilmente ognuno di noi tiene nel borsellino. Incorporei, eppure determinanti, perché influiscono sulle scelte politiche, culturali, sociali degli stati sovrani, e quindi direttamente sulle vite delle persone. Il modello comunista ha fallito, naturalmente, ma anche il capitalismo così come lo abbiamo sempre conosciuto non pare aver portato quel benessere diffuso che invece sembrava la promessa impossibile da non mantenere all’inizio della vicenda di questo fenomeno. Se la crisi è certo anche un’opportunità, di cambiamento, di svolta, di ritorno alle priorità più giuste, è altrettanto vero che la sperequazione sociale in una società sempre più mercificata e mercificante è un problema che ogni giorno che passa si fa più oneroso, in un mondo che ha tanti problemi, di ordine politico e ambientale, per esempio, fattori che concorrono all’edificazione della solidità economica di vari settori produttivi e non solo. Mervyn King, con assoluta cognizione di causa, affronta infatti il problema di petto, e con spirito divulgativo ammirevole: questa crisi è prima di tutto una crisi delle ideologie e delle idee. Da non perdere. Per riflettere, conoscere, capire. E sapere come comportarsi di conseguenza, a meno di non voler procedere per forza d’inerzia o quieto vivere, mettendo la testa sotto la sabbia.

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