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“Il rumore dell’anima”

il-rumore-dellanimadi Gabriele Ottaviani

Nella cronologia della vita e della carriera di Coltrane, i suoi primi anni sembrano poco più di un’esercitazione in vista dei cambiamenti enormemente significativi del 1957. Due ebbero luogo nel mese di aprile: Coltrane firmò per la Prestige, sottoscrivendo il suo primo contratto da leader. E, in quello che si dimostrò un autentico scrollone, Miles lo cacciò dal suo gruppo per il suo aspetto trasandato e per essersi presentato ripetutamente strafatto sul palco e licenziò pure Philly Joe Jones. La rivista Down Beat scrisse che «due degli uomini [di Miles] non erano al top della forma musicale». Miles liquidò la cosa come «cazzate da tossicomani». Il licenziamento di Coltrane ebbe tre conseguenze, tutte quasi immediate e tutte positive. Per prima cosa, all’inizio di maggio, Coltrane si liberò bruscamente della sua dipendenza dai narcotici mentre si trovava a suonare nei locali di Philadelphia. Tornò a New York, di nuovo carico e risoluto a percorrere la sua via musicale. Il suo revival personale andò più in profondità del semplice aspetto fisico. «Nel 1957, con l’aiuto di Dio, vissi un risveglio spirituale che mi avreb‑ be condotto a una vita più ricca, più piena, più produttiva» scrisse in seguito Coltrane sul suo album A Love Supreme. In secondo luogo, si mise a registrare e a suonare insieme al pianista Thelonius Monk, che Coltrane definì «un sublime architetto musicale». Il loro rapporto si trasformò in un seminario di specializzazione in armonia avanzata e in altre nozioni utili a un improvvisatore: Monk era l’istruttore, Coltrane l’allievo ben disposto. Mentre il suo ex capo si era accostato alla musica a livello intuitivo, il suo nuovo professore era analitico e curioso quanto lui. «Monk è l’esatto opposto di Miles. Parla costantemente di musica» disse Coltrane. «Se, per caso, gli chiedi qualcosa, lui è pronto a spiegartela per ore, se serve.»

Il rumore dell’anima – Scrivere di jazz, rock, blues, Ashley Kahn, Il saggiatore, traduzione di Seba Pezzani. Ashley Kahn è uno dei produttori e dei giornalisti più importanti della sfera musicale di livello internazionale: il volume in questione è una formidabile raccolta di aneddoti, articoli, recensioni, saggi, interviste, pagine di diario attraverso le quali la conoscenza che il lettore riesce ad avere di personalità del calibro di John Lennon, Nina Simone, Miles Davis, Bill Evans, Billie Holiday, George Harrison, Eric Clapton, B. B. King, John Coltrane e tantissimi altri non è semplicemente quella che può venire dalla narrazione di un contatto diretto. Si tratta invece di qualcosa di molto più profondo, interessante, sottile, quasi una sorta di poetica della rilettura, oltre che della riscrittura, condita da una fondamentale e generosa dose di (auto)ironia: non prendendosi infatti niente affatto sul serio Kahn riesce a essere autenticamente serio (mai serioso) e a dipingere un quadro coloratissimo che ridefinisce il confine della descrizione della fragilità umana e della sensibilità dell’artista, che vibra di debolezze e passioni, amorose, civili, sociali, politiche, artistiche. Da leggere.

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