Libri

“Eravamo dei grandissimi”

260-eravamo-fronte-hdi Gabriele Ottaviani

«A te non frega niente di niente». Paul si alzò e andò alla finestra. «Sta’ zitto, figa!» Da quando era tornato, Rico si scaldava in fretta, ma non toccavamo l’argomento. Pare che volessero espellerlo da scuola un’altra volta però lui non ci credeva, sosteneva che avessero bisogno di lui per i campionati comunali di pugilato. «Senti ma è vero che…» Mark guardò Rico e si bloccò. «Su, forza, sputa il rospo. Non fartela sotto!» «Ecco… che hai morsicato Dettleff». «Ah, perché, se ne parla in giro?» «Logico, in tutta la scuola!» dissi. «È venuta a saperlo persino mia madre… ne parla tutto il quartiere!» Rico sorrise. «Veramente?» «Qualcosa è successo» Paul tornò a sedersi per terra con noi, «perché Dettleff girava con un cerotto sul naso». «Non può essere, se non l’ho neanche beccato!» obiettò Rico ancora con il sorriso sulle labbra, «va be’, forse di striscio… Ha tirato indietro il naso, aveva una strizza… da allora mi lascia in pace». «Ma il giornalino era davvero Capitan America? Chi te l’ha dato?» dissi anche se conoscevo già la risposta, mi aveva raccontato la storia almeno un paio di volte e mi aveva pure già prestato il giornalino. «Mia nonna, no? Me l’ha portato dall’Ovest, lei che può andarci». Rico prese la scatola dei fiammiferi e accese la candela che stava su un piattino tra noi. Dalla finestra filtrava la poca luce di quel pomeriggio. Sulla candela c’erano delle stelline d’oro, era di Walter, l’aveva fatta all’oratorio, ce le aveva appiccicate lui. «Io però non sono un morsicatore» chiarì Rico, «è Stefan quello che morde, io faccio a cazzotti!»

Eravamo dei grandissimi, Clemens Meyer, Keller. Traduzione a cura di Roberta Gado e Riccardo Cravero. Hanno il candore tragico, disperato e tenerissimo dei ragazzi della via Pál, la bulimia di vita che li fa inciampare sempre nei cespugli più spinosi degli adolescenti dello zoo di Berlino, il desiderio di crescere e di andare via lontano da quel mondo che sta loro stretto, che pare angusto, soffocante, piccolo, troppo piccolo, che hanno tutti i ragazzi, quale che sia la latitudine laddove hanno la ventura di nascere. Sognano di conquistarlo, il mondo, e nel frattempo bevono, fumano e fanno di peggio, curiosi della vita, affascinati anche, se non soprattutto, dal suo lato più sovversivo, pericoloso, oscuro, sbagliato. Il mondo della Germania est, mentre il muro scricchiola sempre più forte e l’occidente sembra la terra delle promesse a portata di mano, l’età dell’oro in cui la terra dà frutto da sola: Clemens Meyer ha dipinto l’affresco di una generazione con i colori più precisi che si siano mai visti, un’opera monumentale in cui non c’è una sillaba di troppo, che travolge con la potenza assoluta delle emozioni, senza buonismo, senza retorica, senza facilonerie ricattatorie. Leggendo sembra davvero di tenere la mano a questi ragazzi, di accompagnarli nella loro tragica e straziante avventura, la vita, sempiterna fuggevole sorpresa. Imprescindibile.

Annunci
Standard

2 thoughts on ““Eravamo dei grandissimi”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...