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“Zia Favola”

9788894243703_0_0_300_80.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dal primo incontro, Michele ha iniziato a raccontarmi della Merica, di Novaiorca, della sua giobba e di tutti i lavori che potevo fare in questa terra. Mi ricordo che ha parlato lui tutto il tempo, parrava assai, però quella prima ora è passata subito. Nella sua voce e nelle sue storie c’era tanto entusiasmo. La cosa che mi aveva lasciata un poco turbata, però, era che per la prima volta parlavo con un uomo che doveva diventare mio marito. Taliavo sua bocca, suoi occhi, suo naso, tutto. Aveva spalle belle larghe, sicure, con bracci poggiati sopra il tavolo che sembrava voleva tenere fermo. Quelle mani si vedevano che erano forti, erano mani e braccia di uno che lavorava. Forse perché ero stata tutto il tempo supra al ferrubottu, forse la preoccupazione, la malattia, Agata e Mariella trattate in quella manera, forse tutte queste cose insieme, forse non lo so ma io volevo essere abbracciata di lui. Volevo farmi prendere con tutta la sua forza che sembrava. Il mio desiderio era un poco di conforto, quello che in questi casi può dare un uomo. Lui, sicuro non ha capito niente, io ho detto poche cose, che ero contenta e che ero preoccupata. Però ero pure più tranquilla ora che io lo avevo incontrato. Mi ha detto, ancora una volta, che veniva tutti i giorni. Ha detto che non dovevo preoccuparmi perché ora c’era lui. Quando sono ritornata nella stanza eravamo rimaste in cinque. Di tutte le dodici femmine che eravamo, solo cinque siamo rimaste nella stanza, ognuna ha preso un letto e ci siamo messe comode.

Zia Favola – Una storia siculish, Cono Cinquemani, Aut aut. Italy, la celebre poesia del Pascoli (che, socialista della prima ora, aveva a cuore chi era costretto ad abbandonare la sua terra, il suo nido, tema a lui assai caro, per cercare fortuna altrove, tanto da pronunciare il famoso discorso La grande proletaria si è mossa che gli attirò numerose critiche, in quanto il socialismo mal si sposa, evidentemente, con le guerre coloniali), è nota per molti motivi, fra cui la miscellanea di lingue, che riproduce con realismo il modo di parlare di chi è migrato oltreoceano. Con il termine siculish si intendono i fenomeni linguistici di interferenza e interazione che avvengono tra le parlate siciliane e la lingua inglese da parte di coloro i quali negli Stati Uniti, a partire dalla fine del diciannovesimo secolo, e nella prima metà del Novecento, hanno come idioma nativo, attraverso cui in maniera più immediata si esprimono, uno dei dialetti originari della Trinacria: Zia Favola è il primo romanzo scritto in lingua siculish. È una testimonianza bellissima. Attualissima. Importante. Fondamentale da ricordare. Perché anche noi, che ci piaccia o no, abbiamo tentato di sfuggire a un destino che ci sembrava infame con una valigia di cartone tenuta su dallo spago e dalla speranza. Da San Cono a Novaiorca Favola Cinquemani, donna semplice ma capace già di anticipare di gran lunga i tempi, getta con coraggio il cuore oltre l’ostacolo e intraprende un viaggio duro, difficile, emozionante, commovente. Da non lasciarsi sfuggire.

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