Libri

“Un’educazione milanese”

9788862667401_0_0_300_80.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dunque mio nonno aveva davvero lasciato questa città ed era venuto a cercare, come si dice, fortuna a Milano? L’aveva fatto, e aveva messo nella cripta della mia immaginazione sciami di moscerini perché si aprissero alla luce della memoria.

Un’educazione milanese, Alberto Rollo, Manni. Alberto Rollo, per anni direttore letterario di Feltrinelli, è un raffinatissimo intellettuale, un editor di chiarissima fama, un saggista e un traduttore. Pubblica ora un romanzo come raramente se ne leggono, anche se in realtà i riferimenti sociali, culturali, politici, economici, legati al senso comune e al collettivo immaginario che vi si possono diffusamente riscontrare sono molteplici e vari, taluni palesi, espliciti come i sincroni di certe musiche nei film, esibiti, altri sottotraccia, seminascosti, da scoprire pian piano, indizi neghittosamente disseminati dallo scrittore per instaurare un dialogo ancor più forte col suo lettore, con cui condivide parte di sé, il suo segreto, il suo mistero, la sua creatura. Che ha, è questo il pregio più brillante tra i moltissimi che possiede, il respiro dell’epica: perché Un’educazione milanese (ma quale Milano? Quella da bere? No di certo: quella operaia, quella dei meneghini d’origine meridionale, quella che lavora a testa bassa senza l’anticamera di una lamentela perché il lavoro è libertà e dignità ma che certo non cede alla spersonalizzazione, sono i fratelli Parondi che ritrae l’impareggiabile Visconti, che infatti prende le mosse da Testori e dalla sua Ghisolfa, dov’è la piazza Prealpi che per Rollo è l’orizzonte dell’infanzia) è il Bildungsroman di una generazione che si appassiona alle istanze civili e viene sedotta dalla sinistra extraparlamentare, che vive le passioni con l’impacciato ardimento della gioventù utopista, che vuole cambiare un mondo che fa di tutto per non essere cambiato, è il romanzo di formazione di una città che muta, cresce, si reinventa continuamente. Sovvengono alla mente leggendo, mutatis mutandis, Tempo lungo di Melega, per dire, ma anche molto Arbasino, su tutti Fratelli d’Italia e ancora di più La bella di Lodi, e persino le immagini di Rosi, anche se era un’altra la città su cui venivano in quel caso specifico messe le mani. Ma se cemento e tondini si dispongono come nei niente affatto vezzosi sul volto della metropoli, insopprimibile è la ricerca di una sognante epifania di senso e vera bellezza. Intenso e potente, linguisticamente originale, molteplice sin dalla copertina, chirurgico nella colorazione della vicenda, fa della memoria materia per costruire un miglior futuro.

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4 risposte a "“Un’educazione milanese”"

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