Libri

“Racconti”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Marion Eggelby stava chiacchierando con Clovis dell’unico argomento di cui parlava sempre volentieri: i suoi figli, i vari talenti che li distinguevano e i loro successi. Quel giorno Clovis non era di quello che si può definire un umore ricettivo; la generazione più giovane degli Eggelby, ritratta nei colori vivaci e improbabili dell’impressionismo parentale, non gli suscitava il benché minimo entusiasmo. La signora Eggelby, d’altro canto, era dotata di entusiasmo sufficiente per due. «Eric le piacerebbe» disse, in tono più polemico che speranzoso. Clovis aveva lasciato intendere in modo inequivocabile che difficilmente si sarebbe appassionato di Amy o di Willie. «Sì, sono sicura che Eric le piacerebbe. Risulta immediatamente simpatico a tutti. Sa, mi fa venire sempre in mente quella celebre immagine del giovane David… non ricordo di chi sia ma è famosissima.» «Ecco, questo basterebbe a rendermelo antipatico, se lo vedessi spesso» disse Clovis. «Si immagini a una partita a bridge, per esempio: tu cerchi di concentrarti sulla dichiarazione originaria del partner e di tenere a mente quali semi hanno scartato gli avversari, e hai davanti uno che ti ricorda costantemente l’immagine del giovane David. Sarebbe a dir poco esasperante. Se Eric facesse una cosa del genere lo odierei.» «Eric non gioca a bridge» disse la signora Eggelby in tono solenne.

Saki, Racconti, prefazione di Graham Greene, traduzione di Ada Arduini e Gioia Guerzoni, Il saggiatore. Hector Hugh Munro, che ha scelto per la sua attività di scrittore lo pseudonimo Saki, è stato, anche per quello che della sua singolare esperienza esistenziale è confluito, e del resto non può essere altrimenti, in quanto la letteratura è prodotto del multiforme ingegno umano e dell’umanità parla, a vario titolo e in molteplici modi, uno degli autori in assoluto maggiormente fuori dagli schemi, alieno a qualsiasi categorizzazione di stampo più o meno tassonomico. Venuto al mondo in un villaggio di pescatori dell’allora Birmania, oggi Myanmar, in pieno impero vittoriano, nel corso della sua breve esistenza, conclusasi non molto tempo dopo l’inizio della prima guerra mondiale, ha saputo dare corpo nelle sue pungenti e raffinatissime storie, costruite con rara perizia e mirabile minuziosità, in ogni dettaglio, alla sensibilità della transizione: l’epoca durante la quale è vissuto, infatti, ha rappresentato concretamente una condizione di cambiamento e di confronto fra diverse visioni del mondo, istanze emergenti e tradizioni portate avanti quasi del tutto acriticamente per inerzia, come in una sorta di costante coazione a ripetere, tra ipocrisie e ingenuità capaci di prendere luogo pressappoco ovunque, ma sempre sotto l’egida dispettosa di un fato che appare ineluttabile. Vicino da certi punti di vista a Wilde e per altri al sentire dei grandi narratori di storie di viaggio e d’avventura, è una voce cristallina che deve essere ascoltata.

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