Libri

“Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…”

copertina-pastor-189x300.jpgdi Gabriele Ottaviani

Era un quadro della giovinezza in nero e rosso, quello che carpii in quel momento e mi si incise nella memoria a mio beneficio futuro. Elevai un ringraziamento mentale a  Kasim per questa indicibile, preziosa esperienza di sconvolgente culmine vitale, che mi era toccato di fare in un’età in cui comunemente si è vecchi, gli resi grazie, con tutti i dolori ma anche le gioie e l’esaltazione che mi aveva procurato, con tutti i rischi che mi aveva fatto correre e i piaceri nuovi conosciuti, gli affanni e i tormenti che mi aveva fatto subire e le incantevoli sorprese con cui aveva fatto sussultare il mio cuore, gli resi grazie per il mal di cuore, lo sfibramento della mente e per tutte le pene. Ma come vedeva lui, dal suo diverso angolo d’osservazione, il mio tenace e perdurante rifiuto del congiungimento sessuale? Perché, dopo i tanti fallimenti accumulati, continuava a tentarlo? Mi tenni istintivamente al riparo dall’indagarlo, mi guardai dal farlo, e non gli posi mai domande in proposito. Sentivo oscuramente, sebbene in modo inequivocabile, che non era il caso di sfiorare il punto, che si trattava di una materia troppo delicata, che mi sarei esposta al rischio di ricevere risposte deformanti e inadeguate, che mi avrebbero fatto anche male, mentre dentro di lui la verità sarebbe stata un’altra: un travaglio inconsapevole di atmosfere contrastanti, un fiume sotterraneo e sordo che scorreva a dispetto dei suoi limiti mentali e distorsioni culturali, un’onda inconscia che rifuggiva dalla luce del raziocinio, perché la vita che prende forma, e sia il seme germogliante o sia il feto, vuol essere avvolta dal buio, necessita del protettivo abbraccio dell’oscurità.

Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé… – Un’educazione sentimentale, Felix Krull editore, Lodovica San Guedoro. Lei, a onor del vero, non può più essere definita giovane. Lui, invece, lo è, eccome. Lei è sposata. Lui anche. Lei è una scrittrice. Lui è un conducente della metropolitana. Lei non crede in Dio. Lui segue da buon osservante pieno di fede i dettami della religione di Maometto nella quale è stato educato, anche se l’eredità emotiva e culturale che ha ricevuto e che lo ha portato a crescere e a diventare l’uomo che è si scontra con un mondo in cui ha difficoltà a integrarsi e lasciarsi andare completamente, a riconoscersi. Lui da ragazzo è scappato dalla Bosnia in guerra, e ora si sente come in bilico, spaesato. Lui non è colto, non ha avuto la possibilità di formarsi attraverso i libri, lei invece sì. Cos’hanno in comune? Praticamente nulla. Eppure al primo arrossire delle foglie fra loro, inatteso, imponderabile, inesorabile come solo l’amore sa essere, nasce un sentimento. Sono attratti, reciprocamente, magneticamente: ardono di desiderio, perché arrivi l’unione delle anime insieme a quella dei corpi. E la prosa unica e inconfondibile di Lodovica San Guedoro, sempre più ampia, delicata, potente, antica e insieme modernissima, articolata, intensa, elegante, raffinata, dall’andamento fluviale e variegato, che riproduce le innumerevoli sfumature dell’intimità in boccio al cospetto di una nuova inaspettata passione, conquista.

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