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“Canzoni per la scomparsa”

9788864111117_0_0_300_80.jpgdi Gabriele Ottaviani

Per quanto ne avesse cercata una, non ne aveva mai trovate così. Era stato un colpo di fortuna. Capitava. Non c’era logica e nemmeno ironia, solamente questa strana tempistica che lo tratteneva dall’essere contento e dal mostrare l’eccitazione che provava, quella stessa carica che sentiva quand’era nuovo nel mestiere, il brivido del giocatore di poker che pesca le sue carte e sventaglia una serie vincente. Annebbiato dalla sua esultanza precoce quasi si era dimenticato del garage. Non era stato rifatto e, mentre si avvicinava, chiavi in mano, temeva che fosse riempito con tutte le cianfrusaglie della casa. La porta sezionale scricchiolò e rivelò un paio di pattumiere in metallo ammaccato che potevano benissimo essere di sua madre. Per un’anziana donna erano fin troppo pesanti da trascinare sul marciapiede in strada e non c’era nemmeno un carrellino. Si mise nuovamente a fantasticare sulla vita solitaria di una donna in quel posto, e poi su quella di sua madre nella loro vecchia casa, per finire con quella della nonna di Wozniak mentre lui si trovava all’estero, e si chiese se fosse davvero inevitabile che Fran concludesse la propria vita da sola. Una volta rientrato in ufficio, trovò che tutti volevano notizie confidenziali. Non perché fossero soci, erano semplicemente annoiati. Gli affari andavano a rilento e come qualsiasi squadra perdente avevano bisogno di nutrirsi del benché minimo successo. «Non è il Taj Mahal, ma credo di poterci combinare qualcosa», disse lui.

Canzoni per la scomparsa, Stewart O’Nan, Fazi. Traduzione a cura di Alberto Cellotto. Kim è bella. Ha diciotto anni. È di Kingsville, nell’Ohio. È con la sorella. È estate. Fa caldo. Deve andare al lavoro. Ma prima perché non farsi un bel bagno al fiume? Bisogna festeggiare, in fondo, il ritorno della stagione più amata, quella in cui sempre si spera di raccogliere le promesse che il resto dell’anno ci ha sussurrato per interi mesi. Promesse di serenità, di spensieratezza, di benessere. Kim si bagna nelle chiare, fresche e dolci acque. Tutto è perfetto. Tutto finisce. Scompare. Lascia un vuoto senza spiegazione. Si fa fantasma di sé, e ogni cosa si sfarina sotto il peso di destabilizzanti supposizioni. Affresco corale brillantissimo, pànico, miracoloso che connota vivacemente finanche i non-luoghi dello spazio e della memoria, con un riuscitissimo mood à la Joyce Carol Oates, è semplicemente molto più che appassionante.

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