Cinema

“In viaggio con Jacqueline”

02di Gabriele Ottaviani

Fatah vive da sempre in un piccolo villaggio rurale, ma sarebbe meglio dire pressoché desertico, dell’Algeria. Ha una moglie giovane, bellissima e concreta, fin quasi a diventare burbera. Lui è un sognatore, invece. E tutti lo trattano da sciocco. Ha due bambine meravigliose. E una vacca, Jacqueline. Uno splendido esemplare di razza Tarine. Che coccola amorevolmente e sogna da anni di portare, lui, pudico e determinato, che coltiva la terra da quando è quattordicenne e sa scrivere più o meno solo il suo nome e FLN, la sigla del partito nato nel suo paese nel millenovecentocinquantaquattro per ottenere l’indipendenza dalla proterva Francia che lui conosce solo da lontano e dunque vagheggia, al salone dell’agricoltura di Parigi. Gli organizzatori lo invitano. Ma il viaggio è a suo carico. I compaesani fanno una colletta. Il suocero gli affida un pacco da consegnare al figlio che non vede mai, il cognato di Fatah, che quest’ultimo mal sopporta, e di cui scopre che ha una splendida moglie bionda e due deliziosi bambini nella Marsiglia dove Fatah e Jacqueline, attraversato il Mediterraneo, approdano, iniziando così il loro rocambolesco percorso a piedi per l’Esagono alla volta della ville lumière, un tragitto tortuoso e impervio fatto di peripezie, disavventure e tenerezze. Ne capitano di tutti i colori, tra discese ardite e risalite, a questo zimbello che diviene eroe, mediatico e non solo. Incontra un conte spiantato (Lambert Wilson, che ha classe e fascino per dodici) e tante altre persone che lo aiutano. Poetico, picaresco, scritto, diretto, recitato, montato, costruito in ogni dettaglio come meglio non si potrebbe (deliziosi l’inserto della pellicola con Fernandel La vacca e il prigioniero, del millenovecentocinquantanove, e l’esibizione al karaoke in una classica fiera paesana con tanto di zucchero filato à La prima cosa bella in cui Fatah si cimenta nell’irresistibile I will survive, che qui funge da potente contraltare all’incantevole versione che ne dà Émilie Duquenne in Pas son genre, sviluppandone in quel caso tutto il potenziale drammatico), profondissimo, ironico, pieno di temi fondamentali per la nostra società civile, è semplicemente un gioiellino commovente. In sala dal ventitré di marzo: In viaggio con Jacqueline. Da non perdere.

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