Libri

“Slumberland”

41tsKw5WPlL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Fare l’amore con Klaudia era come avere un rapporto sessuale con un giocatore di biliardo: non aveva importanza quanto fosse contorta la posizione, lei sentiva sempre il bisogno di avere almeno un piede posato a terra.

Slumberland, Paul Beatty, Fazi, traduzione di Silvia Castoldi. Il muro scricchiola, in quella Berlino del millenovecentoottantanove che è già una delle città con più fascino al mondo. Tutto sta cambiando, l’est e l’ovest, o quel che ne rimane, sono arrivati al redde rationem, Checkpoint Charlie a breve non sarà più il posto dove si veniva bloccati, arrestati o rimandati indietro, nella migliore delle ipotesi, ma un luogo da fotografie abbracciati a finti marines. Dj Darky è nero, e viene da Los Angeles, quella città che solo cinque anni prima ha ospitato delle Olimpiadi a cui i paesi del blocco comunista, per ripicca contro il boicottaggio statunitense della precedente manifestazione tenutasi in quel di Mosca, non si sono presentati: Darky ha una aspirazione. Trovare Schwa. Che non è una vocale centrale media, per riconoscere il cui suono basta sentir parlare in dialetto un napoletano: è il nome d’arte di Charles Stone, un mitico musicista jazz. E la ricerca di Darky si fa Bildungsroman, anche, se non a tratti soprattutto, sessuale: un racconto travolgente e come sempre alieno a qualsiasi compromesso o luogo comune (lo stile di Paul Beatty, autore straordinario e persona gradevolissima, che noi di Convenzionali abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrare a Torino qualche tempo fa, è unico e insostituibile) che fa riflettere sull’identità, i diritti civili, le contraddizioni di un’epoca edonista e allo stesso tempo profondamente ingiusta dipinta con colori vividissimi e nitidezza fotografica. Il ritmo, naturalmente, è perfetto: del resto è una sinfonia, una jam session che non si può non conoscere.

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