Libri

“Lavoro a mano armata”

41r48bWBY2L.jpgdi Gabriele Ottaviani

  • Come si chiama?

Sorride, beve un sorso di vino e rialza la testa dicendo, quasi a malincuore:

  • Federico.
  • Ma allora hai proprio bisogno di esotismo. Com’è che si chiamava l’ultimo?
  • Papà…! -, dice sorridendo.
  • Fusaaki?
  • Fusasaki.
  • Non c’è stato anche un Omar una volta?
  • A sentirti parlare sembra che ne abbia avuti centinaia.

Lavoro a mano armata, Pierre Lemaitre, Fazi, traduzione di Giacomo Cuva. Alain è sposato. Ha due figlie grandi. Ha quell’età in cui, specialmente se sei un uomo, se perdi il lavoro non ti vuole più nessuno. Ed è proprio questo quel che capita al nostro protagonista cinquantasettenne, un uomo comune, semplice, serio, probo, rispettabile, un padre di famiglia che da una vita fa il responsabile delle risorse umane e poi, tutto d’un tratto, per colpa di una crisi che però, chissà come mai, non colpisce proprio indistintamente tutti, si ritrova in mezzo alla strada. L’umano che non è più una risorsa è proprio lui, ahimè. Ma la seconda occasione, inaspettatamente, bussa alla porta. Il problema è che nella società del libero mercato ogni cosa ha il suo prezzo, e più la concorrenza si fa forte più le richieste si fanno esose. Difficili da accettare. Ma sei un uomo che ha sempre lavorato. Che ha sempre mantenuto la famiglia. Che non ha fatto mai mancare nulla alle persone che ama. Che ora non riesce più a guardare dritte negli occhi. La base è una storia vera, tragicamente vera, il romanzo è credibile, denso, ricco, profondo, mai retorico, calibratissimo, entusiasmante, geniale.

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