Libri

“L’altro figlio”

41eQGKUjuhL._SY346_ (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi porti via quello che amo di più.

L’altro figlio, Sharon Guskin, Neri Pozza, traduzione a cura di Annamaria Biavasco e Valentina Guani. Noah è quello che si dice un bambino prodigio. Conosce perfettamente cose che non dovrebbe, o meglio potrebbe, conoscere, perché nessuno gliene ha mai fatto nemmeno lontanamente cenno. Si esprime con una proprietà di linguaggio assolutamente insolita, appare estremamente maturo. Per non dire troppo. Quella che potrebbe sembrare come una dote però è infatti in realtà motivo di enorme turbamento: è come se il piccolo vivesse in una realtà parallela, altra, dolorosamente separata dal suo contesto come da un insormontabile diaframma, un mondo pressoché incomprensibile in cui si innestano altri livelli, differenti piani, come se Noah stesse vivendo in contemporanea più vite, le esistenze di altre persone. Sua madre, che vive per lui, sempre più si rende conto che qualcosa non va, il che la getta nella completa disperazione: il bambino è nato da una notte d’amore, o meglio di passione, consumata su un’incantevole e seducente spiaggia di Trinidad con un uomo del quale di fatto lei non sa assolutamente nulla e che non è stato più che un fugace intermezzo nella sua vita, e ora Noah è tormentato da incubi e fobie, parla di una “vera casa” nella quale tornare, di una “vera madre” che desidera con tutte le sue forze riabbracciare. Non resta dunque che rivolgersi a uno psichiatra, ma il fato vuole che il professionista presso cui Janie, questo è il nome della madre, e Noah si recano sia un uomo che ha perso tutto, in particolare i motivi per i quali proseguire a vivere: ma… La prosa di Sharon Guskin è delicata, intima, pudica: al tempo stesso riesce però a costruire una narrazione di impatto emotivo straordinario, che procede armoniosa da un colpo di scena all’altro in un crescendo che spiazza e sorprende. Da non perdere.

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