Libri

“È giusto obbedire alla notte”

3229078di Gabriele Ottaviani

Come ritroveremo i pinetti quest’estate? Quanto saranno alti? Ci costruiremo attorno una specie di capanna di canne? Tre canne, legate all’estremità, ma molto più alte di come avevamo fatto, per creare davvero una specie di capanna? Per proteggerla dai cinghiali, dal vento, dall’invidia del mondo?

È giusto obbedire alla notte, Matteo Nucci, Ponte alle grazie. Se questo volume non rientrasse quest’anno tra i candidati al premio Strega, il più prestigioso fra i riconoscimenti letterari del nostro paese, strenuamente voluto da Maria e Goffredo Bellonci, che tanto hanno fatto per la diffusione della cultura in Italia, sarebbe oggettivamente una stranezza, oltre che un’ingiustizia. Perché se è il merito che deve essere al centro, appare francamente indiscutibile che questo sia davvero un ottimo volume, animato sotto pelle dalla fiamma, verde come quella irresistibile dell’amore per Saffo, di una voce narrativa stentorea, limpidissima, che attrae come il canto delle Sirene, avvince e non lascia più andare, cattura l’attenzione sin da subito, per mezzo di una copertina spettacolare, di un titolo di rara intelligenza e gran fascino e di un riuscitissimo incipit, che è solo la rampa di lancio per una tessitura che cresce costantemente, si arricchisce, si impreziosisce pagina dopo pagina come un mosaico che accumula tessere, attraverso riusciti espedienti come la caratterizzazione di personaggi e ambienti che a loro volta assurgono al ruolo di protagonisti, non semplice sfondo, della vicenda. Roma sin dall’etimologia infatti è legata alla dimensione del fiume, del flusso, dell’acqua che scorre sorniona verso il mare, con i suoi tempi, i suoi suoni, i suoi cangianti colori. E Roma è al tempo stesso una città che con ogni probabilità appare arcinota in quasi tutti gli angoli del mondo e che sa mantenere un alone di mistero. Perché ci sono zone, parti, luoghi, frammenti di Roma che non si vedono nelle cartoline, che sono espunti a viva forza dalla fotografia cinematografica, che afferiscono al lato oscuro delle cose, quello che fa paura e ribrezzo osservare, indagare, conoscere, penetrare. Ai margini della Roma monumentale, ai limiti del corso d’acqua dolce e sporca che biondo ormai non è più da tempo, vivono uomini e donne che hanno trovato in un sordo dolore da scansare ed elaborare il collante per formare una comunità che vive di silenzi, frustrazioni e speranze: lirico, commovente, lacerante, il romanzo di Nucci è pura incantevole emozione.

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3 thoughts on ““È giusto obbedire alla notte”

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