Libri

“Grande nudo”

Citazioni-1.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dal morbo non scappa nessuno, come da queste terre.

Grande nudo, Gianni Tetti, Neo. Maria è detta anche la cagna. E molto peggio, quello è l’epiteto più gentile fra tutti quelli che le vengono rivolti. Le vengono cavati i denti. Viene legata, torturata, umiliata, seviziata, violentata. In ogni modo possibile e immaginabile. E andando anche ben oltre, sprofondando ogni millesimo di secondo che passa sempre di più in un’abiezione squallida, feroce e violentissima, ancor di più perché completamente priva di senso, provocata e continuamente rigenerata soltanto dal gusto perverso per la reiterazione di un dolore cieco, cupo e sordo, inflitto per cercare di riuscire a raggiungere in qualche modo un piacere che altrimenti resta scrigno inaccessibile, tesoro irraggiungibile, potenziale irrimediabilmente inespresso. Maria è la protagonista, ma di personaggi in questo romanzo distopico e potentissimo, disturbante, respingente e ammaliante, squallido e atroce, scritto con un linguaggio tutto suo fatto anche di nomi evocativi, simbolici, che rivoluzionano l’idea stessa di identità e il concetto che risiede nell’essenza medesima del nome, e ambientato in un’ancestrale Sardegna scabra e pressoché irriconoscibile, fuori dalle tradizionali leggi cronotopiche, monumentale e devastante, classico e postmoderno, filosofico e scettico, originale e fluviale, maestoso, lirico e tragico, onirico e carnale, concreto e irreale, volgare e raffinatissimo, immersione profondissima e percorso aspro, mozzafiato e impervio nell’arroganza delle pieghe più oscure dell’animo umano, in cui sempre si annida – e anzi più la si nega più se ne è consci, e spaventati, perché l’essere irrisolti e repressi foraggia le incursioni nell’orrore – la crudeltà, ce ne sono un’infinità, tutti caratterizzati in maniera mirabile, autonoma, indipendente ma coerente con il tessuto della vicenda: Candida, Camille, Pluto (o il cane nero, il cane dagli occhi gialli), il Signor Mario, l’uomo dagli occhi verdi, un pescatore le cui iridi talvolta si fanno gialle, il majarzu, don Casu, che pare molto più devoto all’onanismo che al trascendente, il ragazzo coi capelli rossi e quello coi capelli neri, il dottore, l’uomo e il ragazzo dagli occhi blu, rispettivamente fratello e nipote del majarzu, Valentino, le suore, specie Imelda, Casino, Clozo, Leontino, Donorio e la sua gente, i rivoltosi, gli infetti, Gianfranco e gli altri del bar, Ottavio e Lucia, gli sposi, Paska e Gianni, don Carmelo, la moglie di Gianfranco, il figlio di Casino, i colonnelli. E per ultimi i cani e i bambini. Che si nascondono. Perché altra è la lroo verità. Dirompente e straordinario.

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