Libri

“Piccolo paese”

Piccolo paese (Edit. Bompiani)di Gabriele Ottaviani

Mamma non mangiava più. Mamma non dormiva più. Di notte lasciava pian piano il suo letto.

Piccolo paese, Gaël Faye, Bompiani, traduzione di Mara Dompè. Vincitore nel duemilasedici del Prix du Roman FNAC e del Pris Goncourt des Lycéens. Con pieno merito, verrebbe da pensare pur non conoscendo i contendenti, perché la qualità letteraria di questo romanzo, convincentissimo esordio letterario profondamente autobiografico di un celebre rapper, è cristallina. È la storia di un’infanzia felice. Prima che vi piombasse sopra come un’onda che non lascia scampo la tragedia. È il millenovecentonovantadue, Bujumbura è la capitale del Burundi, uno staterello ex colonia tedesca prima e belga poi, indipendente dal millenovecentosessantadue, senza sbocco al mare, incastonato nella regione dei Grandi Laghi, nell’Africa orientale, tra Congo, Tanzania e Ruanda, di dove è originaria la mamma di Gabriel, che ha dieci anni e vive per l’appunto a Bujumbura con la sua famiglia. Il padre è cittadino francese. Il fanciullo cresce tra i vicoli, ha una sorella più piccola e una banda di amici. Sembrano i ragazzi della via Pál, ma a diecimila chilometri di distanza da Budapest. Dove certo non detona un genocidio. I genitori si separano, il padre vuole portare tutti in Europa, la madre rimane, dilaniata dal terrore: nel frattempo ci sono le elezioni, la guerra civile, nulla è quel che sembra, Gabriel non può più dire di essere solo un bimbo, inizia una diaspora tremenda, si fa forte la nostalgia, il vagheggiamento, il dolore del ricordo e del ritorno. Magnifico.

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