Libri

“I figli dei nazisti”

b00084-69877tci-1di Gabriele Ottaviani

Obbedire incondizionatamente alle leggi dello stato è un dovere assoluto.

I figli dei nazisti, Tania Crasnianski, Bompiani. Traduzione a cura di Francesco Peri. Non è certo la nostra la società del tempo di Eschilo, quella in cui per definizione si riteneva che le colpe dei padri non potessero far altro che ricadere sui figli, sui posteri, sulle successive generazioni. Ma è pur vero che comunque anche oggi ci sono eredità difficili da gestire: per esempio, quelle di genitori criminali. Nella fattispecie padri, il che è peggio. Non perché non vi siano ottimi genitori di sesso maschile o non esistano madri capaci di compiere efferati delitti senza alcun indugio, beninteso. Ma perché di norma dai padri non si eredita solo metà del patrimonio genetico, ma anche il cognome. Che dà e sancisce identità. E qualcuno, infatti, questo cognome l’ha cambiato. Un cognome che poteva suonare Himmler, Göring, Frank, Hess, Höss, Bormann, Speer, Mengele. Insomma, i nipotini di zio Adolf, il peggiore dei peggiori. Sono nati tra il millenovecentoventisette e il millenovecentoquarantaquattro. Dei patimenti della guerra non hanno forse nemmeno sentito lontanamente parlare durante infanzia e gioventù. Dai loro padri non hanno mai saputo la verità, l’hanno scoperta dopo. E a taluni, specie le ragazze, specie le figlie uniche, che si sono sentite più che amate, non è bastata per non diventare orgogliose idolatre filonaziste dei genitori. Altri, invece, hanno cercato la loro personale via per la pace attraverso i percorsi più vari, radicali, travagliati e dolorosi al fine di espiare colpe non proprie. Del resto il tedesco è l’unica lingua al mondo a possedere il lemma Fremdschämen, ossia vergogna per colpa d’altri, e non è certo un caso. Una prosa potente e mai cattedratica, che descrive microscopicamente ma mai e poi mai si lascia andare alla corrività del giudizio: di enorme interesse e capitale importanza etica e civile.

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