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“Da Caporetto a Baghdad”

conver-300dpi-cremonesi-da-caporetto-a-baghdaddi Gabriele Ottaviani

Dalle aperture della cancelliera tedesca Angela Merkel nei confronti delle masse di arabi che fuggono oggigiorno dal Medio Oriente insanguinato, specie di cittadinanza siriana, ai campi di battaglia della Prima guerra mondiale: il salto a ritroso nel tempo pare azzardato, eppure ha una propria lunga e radicata continuità storica. Questo capitolo scritto nel settembre 2015 è stato fortemente influenzato dalle cronache drammatiche che in quel momento giungevano dal “fronte migranti”, vorrebbe così cercare di dare una dimensione storica ai passi del governo di Berlino, mostrando una certa coerenza con le scelte di fondo della politica estera tedesca in Medio Oriente nel lungo periodo. Non è un mistero infatti che sin dalla fine dell’Ottocento l’allora amministrazione del Kaiser cercò di contrastare l’influenza francobritannica sulle sponde meridionali del Mediterraneo tessendo una fitta rete di relazioni e buoni contatti con il mondo arabo. Gli slogan dei migranti che dalle zattere della disperazione verso Grecia e Italia, sui treni bloccati alle porte dell’Ungheria e dei Balcani in generale, inneggiano a «Germania, Germania» e plaudono con le lacrime agli occhi alla bontà di “Frau Merkel”, appaiono in una dimensione di continuità con le simpatie che la Germania tradizionalmente raccoglie in Medio Oriente. Questo tipo di narrativa è stata sovente sottostimata: pesano il retaggio imbarazzante del nazismo e le interpretazioni trionfanti con la vittoria alleata contro Hitler nel 1945. Se è vero che la storia la dettano i vincitori, allora tale principio si applica a pennello a quella della politica tedesca nel mondo arabo.

Da Caporetto a Baghdad, Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera – Rizzoli. Corrispondente di lungo corso e chiara fama, autore, saggista, inviato, giornalista, a capo di scottanti inchieste che hanno messo in luce e indagato aspetti di capitale importanza per quanto concerne alcuni fra i temi di maggior peso nella nostra contemporaneità, si occupa da oltre trent’anni, sulle colonne del quotidiano di via Solferino, a Milano, e non solo, di Medio Oriente. Che la sua formazione faccia capo a una laurea in filosofia è evidente dal suo periodare, in cui però la pratica giornalistica si manifesta in tutta la sua straordinaria limpidezza e capacità di raccontare, di arrivare subito al punto, in maniera chiara, precisa, decisa. I fatti sono al centro della sua narrazione, che sembra solo in apparenza prendere le mosse da argomenti fra loro distanti come e quanto più non si potrebbe. È cambiato decisamente il mondo, infatti, dal tempo della prima guerra mondiale, sotto ogni punto di vista: politico, sociale, economico, culturale, tecnologico. Eppure, come avviene per tutte le umane sorti e progressive, non mancano punti di contatto, perché certe dinamiche, così come certe domande che si pone l’essere umano, sono fuor di dubbio sempiterne: aver visitato i campi di battaglia della Grande Guerra e conoscere approfonditamente i conflitti attuali che prendono piede lungo le coste del Mediterraneo e nelle terre d’Asia più vicine a noi fa sì che Cremonesi possa, anche con il corredo di immagini che non possono non lasciare stupefatti per la bellezza, edificare una riflessione sulla guerra originale, dettagliata, profonda, emotivamente e intellettualmente coinvolgente. Da non perdere.

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