Cinema

“La legge della notte”

livebynight-1473382303800_1280wdi Gabriele Ottaviani

Sembrerebbe un gangster movie come tutti gli altri, di taglio piuttosto classico, canonico, perfino ridondante e già visto (anche perché in quanto a riferimenti all’epoca d’oro della settima arte e a tanta letteratura di genere, non solo americana, a prescindere dal fatto che ci si basa su un libro di cinque anni fa di Dennis Lehane, non si va troppo per il sottile): ambientato all’inizio del ventesimo secolo pressoché esclusivamente fra Boston e la Florida, negli ancora giovani e senza dubbio multietnici Stati Uniti, è la storia di un reduce dalla prima guerra mondiale, figlio di un vicecommissario di polizia di origini irlandesi, che ha impresso negli occhi troppo orrore, e quindi decide di diventare un fuorilegge (non un gangster, ci tiene, almeno all’inizio, a sottolineare marcatamente la differenza), che mai e poi mai obbedirà più a un ordine. Del resto è il tempo del proibizionismo, qualche affare si riesce a concluderlo… Più difficile è riuscire a morire di vecchiaia, in realtà. Non dar retta poi ai comandamenti, in particolare a quello relativo alla donna d’altri, può contribuire a esporre a numerosi rischi. In realtà però La legge della notte non è un gangster movie come tutti gli altri: per questo sorprende in positivo. Certo dipende dalle aspettative che si hanno. Certo non mancano le lungaggini inutili e le smagliature nella trama. Certo alcune interpretazioni non entusiasmano (Elle Fanning, Sienna Miller, lo stesso protagonista, ovvero Ben Affleck, ma lui non è una novità che oggettivamente sia bello, anzi bellissimo, ma non balli, come si suol dire: il che lascia perplessi ogni volta di più, visto che come sceneggiatore è assai bravo, anche se qui un po’ meno del solito, e come regista ha realmente una splendida mano; gli riesce male ciò che dovrebbe venirgli più facile, paradossalmente…). Certo il doppiaggio è abbastanza tremendo, e viene da pensare, visto che taluni conti non tornano del tutto, che pure alcuni dialoghi nella versione italiana siano stati tradotti in maniera perlomeno un po’ approssimativa. Ma il nuovo film scritto, prodotto (assieme, fra gli altri, a Leonardo DiCaprio), diretto (bene, va ribadito) e interpretato, per l’appunto, dal divo di Hollywoodland, Argo e Gone girl ha dei pregi evidenti. Prima di tutto non gli difetta il guizzo dell’ironia. Non appare pretenzioso. Ha più livelli narrativi, sottotrame, temi di rilievo che affiorano con intelligenza e misura, ora qui, ora lì. La confezione (ambienti, costumi, scene, fotografia) è splendida e raffinatissima. Insomma, si lascia ben guardare. In sala dal due di marzo, comprende nel cast anche Brendan Gleeson, Chris Messina, Zoe Saldana, Chris Cooper, Scott Eastwood e, nel ruolo del boss Maso Pescatore, un convincente Remo Girone. Praticamente il ritorno di Tano Cariddi…

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