Libri

“Il senso della lotta”

sensolotta-350x437di Gabriele Ottaviani

La cartolina da Grenoble spedita da Alice Rosato a sua sorella (e a me) è poggiata sul mio ginocchio sinistro. È datata gennaio 1984. È l’ultima a essere arrivata. La rigiro tra le mani. Sul fronte, la fotografia dai colori leggermente saturi rappresenta un bel paesone alpino, con i tetti color ardesia e una grande arteria centrale che taglia in due la città. Sullo sfondo le montagne nere sembrano grandi animali preistorici che fanno la guardia. Sul retro c’è solo la data e l’indirizzo di destinazione scritti con una grafia nervosa e infantile. Il timbro postale è di un ufficio del Quinto arrondissement, a Parigi. Guardo la cartolina per un’ultima volta prima di vedere Emma Gagliardi al fondo della strada. Sono seduto in un café che affaccia sul traffico di Place de Clichy, di fronte all’uscita del metro. Il patio è chiuso da vetri su cui sono stati scritti a pennarello nero i piatti del giorno.

Il senso della lotta, Nicola Ravera Rafele, Fandango. Tommaso non è cresciuto insieme ai suoi genitori. Talvolta capita. E i motivi possono essere i più vari. Nel suo caso, stando almeno a quello che sa, il fatto è che i suoi genitori erano in altre faccende affaccendati. Non che si possa dire che non lo amassero, che l’averlo messo al mondo sia stato un atto di incoscienza, di irresponsabilità, di dabbenaggine. Anzi, Michele e Alice erano due persone capaci di grande concretezza. Ma anche animate da ideali disperati. Che li hanno portati a imbracciare le armi. Michele e Alice sono morti. Abitavano in Francia, un incidente se li è portati via tutti e due. Questo è quello che Tommaso sa. Tommaso sa che i suoi erano due terroristi. E la sua condizione di orfano quindi si tinge di sfumature diverse e nuove, insolite riapetto a quelle che costituiscono la tavolozza della vita di chi comunque deve fare precocemente, più rispetto alla media, i conti con quella spinta verso il baratro che ti dà la consapevolezza di non poterti più dire figlio. Nonostante questo Tommaso è comunque una persona equilibrata: ha un lavoro, una fidanzata, una zia che è una vera e propria roccia, un hobby come la corsa, una buona salute. Finché tutto quello che è stato taciuto, soffocato, represso, nascosto come polvere sotto un tappeto non riemerge di botto, persino con una certa violenza. E non tocca farci i conti, finendola di rimandare. Quanta vita neghiamo a noi stessi per paura di affrontarla: di questo, e non solo, parla il romanzo, intenso e potente, più che probabile – e con pieno merito – candidato alla prossima edizione del più prestigioso premio letterario italiano. Un’opera dal ritmo e dalla compattezza invidiabili, solidissima, un’investigazione serrata nella memoria e nelle tracce che essa lascia in ognuno di noi, persino oltre il livello della coscienza. Da non perdere.

 

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2 risposte a "“Il senso della lotta”"

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