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“Insieme”

51a30d69-ac28-49de-828e-2801df723d0b-1.jpgdi Gabriele Ottaviani

Aldo Balzanelli – Prima di affrontare la questione della costruzione della cultura politica nuova, vorrei affrontare la questione del vostro partito, del PD. In primo luogo perché il PD non si sa più cosa sia. Se lo si osserva dall’esterno appare non come un partito, ma una serie di partitini in perenne lotta fra loro (tanto che c’è chi, come Cacciari, pensa che una scissione sarebbe tutto sommato salutare). In secondo luogo perché le sezioni, i circoli del partito non sono più da tempo un luogo dove si discute di politica. C’è in sostanza un problema della “forma partito”. Renzi ha una sua idea, che appare molto simile a quella di Berlusconi e Grillo: un leader che guida e che, attraverso i social e la televisione, porta con sé i suoi. È questa la soluzione? Non lo so, ma nemmeno il ritorno alla struttura del vecchio PCI può essere la soluzione perché è impraticabile. Quindi come affronta la sinistra il tema della necessità di una nuova “forma partito”?

Virginio Merola – Io tendo a vedere la questione come sindaco. Innanzitutto è vero quello che dice Andrea, c’è stata una grande opportunità, a mio avviso sprecata: l’incontro fra due culture di sinistra democratica, una sintesi che potrebbe essere davvero il nuovo punto di riferimento per l’intera sinistra europea. Il problema di fondo è che non l’abbiamo ancora fatta questa sintesi: l’impoverimento delle strutture del PD è avvenuto in assenza di una discussione di politica culturale. Quali sono le idee? Ma soprattutto come si cerca di realizzarle? Come si fa una sintesi di questi due mondi? Questa sintesi è necessaria perché una forza politica senza una visione del mondo non ha senso. Renzi, evidentemente, ha pensato che questa non fosse una priorità e ha archiviato il problema sotto la categoria “mi basta che il partito sia un comitato elettorale che funzioni per gli appuntamenti elettorali”. Sul modello americano, ma in un contesto completamente diverso. E gli effetti di questa sottovalutazione si sono visti nel referendum…

Aldo Balzanelli – …Anche perché è vero che il modello di partito degli Stati Uniti si costruisce intorno agli appuntamenti elettorali, ma in tutta la lunga fase che precede le elezioni assomiglia moltissimo alla vecchia struttura organizzativa del PCI, altro che partito liquido…

[…]

Andrea De Maria – Penso che la storia vada avanti. Noi abbiamo un percorso alle spalle, abbiamo fatto l’Ulivo e proprio ragionando sull’esperienza dell’Ulivo è nato il Partito Democratico. Il PD è nato con l’idea di tradurre in un nuovo partito politico l’esperienza dell’Ulivo (che aveva il limite, come ha spiegato Merola, di essere una via di mezzo tra una coalizione di partiti e un progetto comune). A mio parere l’idea del PD che unisce i grandi riformismi della storia del Paese va confermata. Ribadisco che in questo il PD ha una grande responsabilità anche sul piano europeo, perché noi abbiamo giustamente aderito al Partito del Socialismo Europeo che – come abbiamo detto – vive un momento di crisi profonda, e proprio perché il PD ha unito culture politiche diverse può essere protagonista di un forte rinnovamento del socialismo europeo. Però confermare quell’idea di PD non significa pensare a un partito isolato e autosufficiente: questo è il rischio che corriamo oggi. Ritengo, invece, che proprio perché si conferma la scelta del PD dobbiamo fare un ragionamento di alleanze, politiche innanzitutto. Penso che alle prossime elezioni si debba presentare una nuova coalizione di centrosinistra che abbia il perno sul PD ma che abbia anche altri interlocutori, a sinistra e al centro. Ma penso anche ad alleanze sociali, da costruire promuovendo l’iniziativa dal basso e i rapporti con l’associazionismo. Non è un caso che proprio da Bologna si lanci l’idea di un PD non autosufficiente: perché un partito forte non teme né il dialogo né le alleanze. Anzi, sa costruire dialogo e alleanze proprio perché forte, e in più così facendo si rafforza.

Virginio Merola, nato a Santa Maria Capua Vetere sessantadue anni fa, dottore in Filosofia, dal maggio del duemilaundici – è al suo secondo mandato – è sindaco del comune di Bologna, dove si è trasferito insieme alla sua famiglia sin da quando aveva cinque anni, e fa parte della direzione nazionale del Partito Democratico. Andrea De Maria, invece, cinquantun anni ancora da compiere, ha concluso dopo nove anni nel duemilaquattro la sua esperienza di primo cittadino a Marzabotto, nel Bolognese, città decorata con la medaglia al valor militare per la guerra di liberazione e tristemente nota per l’orribile eccidio perpetrato dai nazifascisti che vi ebbe luogo fra il  ventinove di settembre e il cinque di ottobre del millenovecentoquarantaquattro: in seguito è stato vicepresidente della provincia di Bologna, segretario del Pd felsineo, dal duemilatredici è deputato Pd e l’anno successivo viene nominato Responsabile della Formazione Politica e componente della Segreteria Nazionale del Partito Democratico. Aldo Balzanelli, dal canto suo, è un giornalista di lungo corso e chiara fama, oggi consulente della direzione centrale del quotidiano la Repubblica dopo esserne stato per dodici anni responsabile della redazione locale del capoluogo dell’Emilia-Romagna. Sono questi tre illustri nomi i protagonisti di un dialogo – prefazione di Giuliano Pisapia, anche lui ex sindaco, di Milano – che con invidiabile agilità tratta, facendo riflettere il lettore e proponendo spunti, soluzioni, progetti e speranze un tema quanto mai attuale, e che certamente coloro i quali si sentono idealmente vicini a certe istanze politiche vivono con interesse e passione: ovvero quale sia, in un mondo in cui sembrano avanzare sempre di più, e da tempo, il qualunquismo, l’incompetenza, la xenofobia, l’intolleranza nei confronti di tutto ciò che appare proporre una visione diversa del reale rispetto a quella che appare più immediatamente e facilmente intelligibile, il futuro di quella che ancora oggi viene definita sinistra, ossia quella fazione politica che almeno per tradizione si rifà alle istanze socialiste. Insieme per un campo democratico e progressista (Edizioni Pendragon). Un libro che induce a riflettere e che si configura come una conversazione densa, ricca, interessante, problematizzata nel dettaglio.

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