Libri

“L’amore sgarbato”

amoresgarbato_bigdi Gabriele Ottaviani

 

Chiederà informazioni alla madre, lei è lo snodo dei pettegolezzi del quartiere. Se una cosa non la sa, la viene a sapere in breve tempo. Parcheggia l’auto sotto casa. Il padre è al lavoro, le sorelle per i fatti loro. Spegne il motore, sta per aprire la portiera ma decide di fumare una sigaretta prima di rientrare. Oggi il pisello gli dà più fastidio del solito. Ha anche chiamato il medico, che gli ha detto: «È normale. Con l’arrivo del primo freddo succede». A lui sembra di avere un peperoncino moscio nelle mutande. Ma la cosa che più lo angoscia sono le palle. Se le tocca continuamente per accertarsi che siano della solita, regolare dimensione. Anche ora, mentre sta in macchina, avverte l’impellente necessità di fare un’ispezione. Comincia a frugolare dentro ai boxer… cazzo… non trova quello che cerca: «Mi è sparita una palla… non la sento. Oddio» esclama ad alta voce. Suda, è tutto rosso, percepisce una pesantezza tra lo stomaco e il petto, ora non riesce più a respirare, gli gira la testa. Ha un dolore ma non capisce dove, come se avesse ingoiato un mattone. Panico, paura, non lo sa. Deve immediatamente andare in bagno, verificare… Quando entra in casa, la prima cosa che fa è chiamare la madre. Non c’è… ti pareva. Spalanca la porta del bagno, entra e, senza nemmeno richiuderla, si abbassa jeans e boxer… la palla è al suo posto. La madre lo trova seduto sulla tazza con la testa tra le mani: «Mi era sparita la palla! Quella puttana mi ha rovinato la vita… così non va… così non va». La madre di Erzo, oltre a non conoscere le regole di base del vivere civile, ignora la diplomazia e soprattutto è maestra nel gettare benzina sul fuoco, fregandosene altamente del ritorno di fiamma. «La pagherà, stanne certo. Nessuno può mettere le mani addosso ai miei figli senza pagarla cara».

 

L’amore sgarbato, Elena Venditti, prefazione di Federica Sciarelli, Aliberti. Se è sgarbato non è amore. Perchè l’amore si nutre di tenerezza, di gentilezza, di cura. L’amore si preoccupa dell’alto prima che di sè, l’amore è disposto e dispone al sacrificio, all’abnegazione. L’amore non è annullamento, è comunione, commistione, condivisione. È fare di due io noi. Se è sgarbato non è amore. Se non sa essere dolce, se si alimenta di prevaricazione, se anziché lasciare libero incatena, se non è una scelta continua, quotidiana, giorno per giorno, istante per istante, se non è tremante di paura per la perdita ma pronto ad accettare il rischio per la felicità e il bene, l’altrui prima che il proprio egoistico tornaconto, non è amore. È un’altra cosa. Esiste, ma non è amore. Non si può in alcun modo considerare come tale. Se non ami prima i difetti dei pregi non è amore. Sono capaci tutti a volersi bene quando le cose vanno bene, è quando la strada si fa in salita che si vede chi resta, chi ti spinge verso la vetta, chi ti tiene la mano, chi ti allevia il peso dalle spalle, chi ti sostiene nell’incertezza, chi ti porge una coperta quando fa più freddo. La violenza non è mai amore. Si può soffrire e grondare di rabbia, ma non è amore. È un inganno, non lo si può mai scambiare per tale. Sono tre donne Nina, Nicola e Rita. Abbracciate da un legame che non va nemmeno spiegato, che c’è, che non ha bisogno di parole. Una di loro si imbatte nella persona, meglio, nell’individuo sbagliato. Le altre combattono per lei. E non si fermano daventi a nulla. Lo ha insegnato al mondo già Leopardi con la sua Ginestra quanto conti per noi animali sociali la solidarietà: spes ultima manet. Vibrante, da non perdere.

 

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