dialettologia, le parole della domenica

“Guàddhera”

coldiretti-vdo-contadinidi Giuseppe Mario Tripodi

Guàddhera, vàddhera, ernia, (come il siciliano guaddhara e il napoletano guallera, deriva dall’arabo âdara che ha lo stesso significato) in genere si riferisce all’ernia inguinale, provocata dallo sforzo da sollevamento che comprime l’intestino verso il basso e lo fa fuoriuscire attraverso una lacerazione del peritoneo.

Metaforicamente guàddhera significa anche ‘compagnia poco gradita’.

Il latino Hernia è alla base delle corrispondenti voci italiana, spagnola e francese mentre ramex-icis è collegato al fatto che l’ernia tende ad aumentare di volume come i polloni di un albero. Il greco ha kele, gozzo, tumore, gobba, da cui l’italiano idrocele, ernia allo scroto, o enterocele, ernia interna.

In Calabria l’ernia era diffusissima tra agricoltori, muratori e mulattieri per la frequenza con la quale sollevavano pesi rilevanti: ad esempio il sacco di cemento che pesava cinquanta chili o il tomolo di grano che ne pesava più di quaranta.

La fuoriuscita dell’intestino provocava un gonfiore esterno che aumentava di volume e col passare del tempo risaltava ad occhio nudo; bunaca si chiamava questo volume.

Prima dell’introduzione dei servizi sanitari gratuiti la malattia era trascurata dalla maggior parte delle persone poco abbienti che finivano per considerarla come parte dell’entropia naturale che li invadeva durante la vecchiaia.

La guaddhera produceva ovviamente dolori che aumentavano nei periodi di instabilità climatica. Tempu d’i guaddharusi era quello in cui prevaleva lo scirocco che fiaccava i corpi e costringeva i malati a starsi coricati supini per attenuare la sofferenza.

A volte, non sapendo cosa altro fare, il guaddharusu , memore del fatto che in altre arti l’olio fosse elemento risolutore di molti problemi (l’ogghiu è menzu mastru dicevano i falegnami), strofinava con l’olio la pelle rigonfia, ricevendo poco ristoro e molto scherno; da qui i modi di dire ndavi a guàddhera e nci menti ògghiu o, più genericamente, mentiri ògghiu a guaddhera  con cui veniva bollata qualsiasi attività palesemente inutile.

L’inattività cui erano costretti gli erniosi fece scivolare il senso della parola onde  guaddharusu  divenne anche invettiva per ‘cattivo lavoratore’ ‘persona svogliata’.

Si coniugava  sguaddhariari, costringere qualcuno a prendere pesi che non è in grado di sollevare, (mi sguaddariàu a me figghiu mancu mi l’era trovatu a la feravecchia, ha fatto venire l’ernia a mio figlio neanche l’avessi trovato alla fiera vecchia) e il riflessivo sguaddhariari-si, mi nci carriamu lu granu ndi sguaddariammu, per trasportargli il grano ci siamo fatti venire l’ernia tutti.

Calai guàddhera, mi è scesa l’ernia, mi cali guàddhera, che ti scenda l’ernia, sono collegati al prolasso che accompagna la malattia e sono analoghi al sardo mattifaladu, persona erniosa (da matta, intestini,  e falare, scendere); il logudorese ha anche baddhinosu, ernioso, forse collegato (b-addinosu < b-adarosu) alla radice siculo-araba menzionata all’inizio.

A differenza di altre malattie che colpiscono l’immaginario narrante per la vicinanza sociologica tra malato e scrittore (depressioni, tumori, dipendenza da droghe varie) l’ernia non ha avuto grandi fortune …  letterarie.

 Con l’eccezione di Gabriel Garcia Marquez che la ha appiccicata al protagonista de L’autunno del patriarca soffermandosi spesso su una caratteristica poco nota della malattia, la sonorità:

… e aveva anche il brachiere di tela sul testicolo ernioso che era l’unica cosa che gli avvoltoi avevano eluso nonostante fosse grande quanto un rognone di bue … (124) … gli cantava l’ernia nelle albe d’inverno … , (128) … da quei pomeriggi malva in cui aveva fatto la pace col nunzio apostolico e questi veniva a rendergli visita senza udienza per cercare di convertirlo alla fede in Cristo mentre bevevano cioccolata con biscottini, e lui affermava morto dal ridere che se Dio è un macho come dice lei gli dica di togliermi questo scarafaccio che mi ronza nelle orecchie, e poi si slacciava i nove bottoni dei calzoni e gli mostrava l’ernia spropositata, gli dica si sgonfiarmi questa creatura, … (136) … che nella frescura di dicembre l’ernia gli cantava canzoni di marinai …  e che poteva camminare solo con l’aiuto di un trabiccolo ortopedico col quale si trasportava dietro il testicolo ernioso, 159, (Tutti i romanzi, vol. II, Milano, 2004).

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