67. berlinale

“Almost heaven”

201713599_2_img_fix_700x700di Gabriele Ottaviani

Almost heaven. È in una impresa di pompe funebri in cui in ventiquattr’ore di volta in volta la luce naturale non arriva al massimo che per brevi spiragli che passa la sua giovinezza Ying Ling. Ha diciassette anni, è cinese, è lontana da casa, tutto in lei ispira una sorta di silenziosa, dolce, potente delicatezza, un composto rispetto nei confronti dell’imperscrutabile, dell’essenza stessa della trasformazione, del passaggio fra ciò che è e ciò che non è più, con tutto quel che ne consegue, tra la paura di ciò che non si conosce, la sua dimensione spiritica e spirituale, e la tenera comunione con l’altro e la sua identità distinta e caratteristica, mentre il tempo pare scorrere a due velocità, quello della frenetica contemporaneità del presente e quello che si perpetua attraverso la reiterazione dei sempiterni ma sempre meno attuali riti della tradizione. La distanza, che non è affatto sinonimo di freddezza, ma anzi di grande empatia, attraverso la quale viene rappresntata questa vicenda fa di Almost heaven di Carol Salter una piccola e intima gemma.

 

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