Libri

“Giuliano”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non riusciamo mai a dare agli altri l’impressione che vorremmo.

Le opere dello stesso Giuliano e i testi di Ammiano Marcellino, Libanio, Gregorio di Nazianzio, Sozomeno, Socrate di Costantinopoli, Teodoreto, Eunapio, Pausania, Gibbon, Burckhardt, Pack, Glover, Bidez, Bury, Cumont, Baynes, Mylonas, Vermaseren, Downey, Nulle. Ed è solo parziale questa bibliografia delle fonti. Da qui prende le mosse Gore Vidal per il suo Giuliano, ritratto dell’imperatore romano nipote di Costantino che tentò di ripristinare il culto pagano a discapito di quello cristiano, fallì nel suo progetto, fu detto l’Apostata e morì ammazzato nel trecentosessantatré dopo Cristo, dopo soli tre anni di regno. Il sessantaseienne Libanio e Prisco, settantacinquenne ancora vigoroso, come ci tiene a sottolineare, tanto che il suo “folle padrone”, per citare Sofocle, riesce comunque a soddisfare – o meglio, è lui che soddisfa la propria inesausta brama di piacere – la moglie Ippia, le donne di un certo rinomato quartiere della sua città e la schiava gota entrata undicenne in casa sua e per la quale ha deciso che comprerà un marito (per poi liberarli insieme, come ricompensa per l’accondiscendenza nei riguardi delle attenzioni di cui lui la fa costantemente bersaglio), discettano in maniera piuttosto erudita via lettera fra Antiochia e Atene di alta filosofia, spettegolano (il loro amico Ificle ormai sta notte e giorno alle terme, e i ragazzetti con cui si sollazza lo chiamano “la regina della filosofia”: d’altronde Platone, dice Prisco, non amava particolarmente l’eterosessualità…), si dicono preoccupati del nuovo vigore del cristianesimo, progettano, più il primo che il secondo, che dal canto suo sostiene più e più volte con forza di non avere alcuna vocazione al martirio, un grande riscatto attraverso opere e azioni per la figura del “loro” Giuliano, ormai defunto da diciassette anni. E questo è solo l’inizio: un’opera monumentale e documentata, un romanzo, certo, non un libro di storia, pubblicato per la prima volta cinquantatré anni fa, sedici dopo La statua di sale che, sdoganando per il tramite del racconto della vicenda di Jim, maestro di tennis e svago sessuale per lo più a pagamento di altri uomini, in cui per la prima volta negli USA l’omoerotismo compariva in un testo senza macchiette e/o melodrammi (Con un umore indeciso, Jim andò a trovare Ronald Shaw, e quello che sospettava sarebbe accaduto accadde. Si lasciò sedurre, colpito dalla fama di Shaw e dalla sua bellezza fisica. L’atto gli era familiare, solo che questa volta lui fu passivo, troppo timido per essere l’aggressore. Con Bob aveva preso l’iniziativa, ma era stata un’occasione diversa e un momento più importante…), fece guadagnare a Vidal ostracismi e apprezzamenti (su tutti quello di Thomas Mann). Giuliano è uno spaccato di vita privata e politica, un’opera che ha insieme il respiro dell’epica e quello della biografia, splendida, ineguagliabile, irresistibile, inconfondibile (lo stile dell’autore di Alla ricerca del re, L’uragano, Il giudizio di Paride, Myra Breckinridge, Due sorelle, Creazione, Lincoln, Impero, L’età dell’oro e via discorrendo è unico), policroma, polimorfa e polifonica narrazione dello spirito del tempo, del conflitto finanche miserabile e senza scrupoli, nonché fatto di mezzucci ignobili per l’accaparramento del potere, da sempre e per sempre tema cui l’autore americano ha, nelle sue varie declinazioni, rivolto il suo massimo interesse. Postfazione di Domenico De Masi, traduzione di Chiara Vatteroni, ci ricorda ancora una volta che historia magistra vitae est: irrinunciabile. Fazi editore.

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