Libri

“Un tranquillo viale alberato”

tn_un-tranquillo-viale-alberato.jpgdi Gabriele Ottaviani

Fedor non aveva nessuna idea del perché avesse detto quella bugia. D’improvviso, non si poteva più tornare indietro. La bugia prese corpo, si emancipò, iniziò a vivere la sua nuova propria vita e bisognava prendersi cura di lei come di un neonato. Non ti puoi nemmeno per un momento scordare di lei, perché d’improvviso griderà quando meno te l’aspetti.

Un tranquillo viale alberato, Nada Gašić, Oltre edizioni, traduzione di Zdravka Krpina. La ex Jugoslavia è un territorio nel quale ancora oggi, nonostante fortunatamente si viva in una condizione di tranquillità e di pace, i conflitti non mancano e non sono certo sopiti del tutto. Troppo dolorosa è stata la guerra che ha visto esplodere persino le famiglie, mettendo gli uni contro gli altri, squassando anche i più piccoli comuni, troppo sanguinosa, atroce, devastante la rabbia, troppo recenti i lutti per poter essere dimenticati ed elaborati. In Bosnia persino sugli incarti delle caramelle è scritto tutto tre volte, in serbo, in bosniaco e in croato, e se almeno il serbo si distingue per l’alfabeto cirillico, il bosniaco e il croato sono assolutamente la stessa cosa, eppure ognuno, a seconda della sua origine, dirà che è l’altro che si è fatto uguale a sé. E nel frattempo si costruiscono nuove moschee, mentre i quartieri islamici dalle caratteristiche case verdi a due piani dal tipico profilo che sottolinea la sagoma del vano del bagno sono più spopolati. Non cambia di molto la situazione in Croazia: il nazionalismo la fa da padrone. Nella torrida estate del duemilatré, nell’arco di poche e tremendamente afose giornate agostane, un gruppuscolo di persone le cui vite sono state marchiate a fuoco dal conflitto degli anni Novanta, e i segni che portano non sono solo indelebili, ma procurano ancora un dolore immediato e cupo, si trova coinvolto in un’atmosfera da “pasticciaccio”, benché non siamo certo nella gaddiana via Merulana d’epoca fascista, a Roma, bensì in una tranquilla via di Zagabria a pochi anni dalla guerra, presso piazza Kvaternik, in un bel quartiere tra il vero e proprio centro della città e lo splendido parco di Maksimir, un vero e proprio bosco urbano (la collina della capitale croata, va detto, ospita persino ormai da anni la coppa del mondo di sci alpino, il che testimonia la molteplicità dei volti della metropoli balcanica). Qui i più diversi segreti, le angosce e le miserie più comuni, drammatiche e spesso ingiustificate ribollono dietro le tende, si annidano come polvere sotto i tappeti. La cornice apparentemente realistica in realtà è il classico ma sempre brillante ed efficace espediente usato dalla brava scrittrice per portare il lettore, attraverso il canone del “giallo”, a riflettere su qualcos’altro: nella fattispecie sul concetto stesso di trauma, sulle sue origini e sulle sue conseguenze. Stile fluido, edizione curata e con graziose illustrazioni dalle suggestive ed evocative didascalie, ottimo ritmo: da leggere.

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