Libri

“Non c’è una fine”

9788833928340.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il tema dei bambini nei campi, probabilmente più di ogni altro, va oltre la nostra capacità di esprimerci.

Non c’è una fine, Piotr M. A. Cywiński, Bollati Boringhieri. Traduzione a cura di Carlo Greppi. Il sottotitolo è quanto di più chiaro si possa anche solo supporre: trasmettere la memoria di Auschwitz. Un dovere etico, sociale, civile, politico, culturale, morale: indispensabile, imprescindibile e inderogabile. Anche perché la natura è senescente, tutto si evolve verso la fine, e i testimoni diretti sono sempre meno ogni giorno che passa: il quarantacinquenne direttore, da oltre un decennio, del memoriale e museo di Auschwitz-Birkenau, già presidente dell’associazione degli intellettuali cattolici di Varsavia, si confronta con gli interrogativi che inevitabilmente vengono a generarsi nel momento in cui ci si rapporta con uno dei più potenti e devastanti simboli della banalità dell’innatismo del male, della gratuita, irragionevole e sistematica crudeltà in totale assenza di scrupoli. Auschwitz esiste, deve esistere, è un monumento che testimonia in eterno un passato che non deve ripetersi: il volume è un testo duro, limpido, doloroso, necessario, vibrante, appassionato, essenziale.

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