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“Morire senza salute”

cop_250_1.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dalla prefazione di Luigi Ciotti:

La denuncia di Pagliariccio è netta: «Dietro la volontà di revisione (del Sistema Sanitario Nazionale, ndr) si cela il disconoscimento del diritto alla cura, dunque la deroga ai principi di uguaglianza e solidarietà sociale».

[…]

Dopo l’uscita di Mauro e Maria nel 2004 l’ospedale viene affidato ad Ivano e Maria Chiaf, giovani sposi bresciani, anche loro volontari dell’OMG, che per alcuni anni lo guidano con grande entusiasmo proseguendo l’opera di Mauro e Maria. Poi, all’improvviso, nell’ottobre 2009 la tragedia: Ivano muore cadendo dal tetto dell’ospedale mentre lavorava alla copertura di una nuova ala. Un dramma immane che scuote dalle fondamenta la sua famiglia e tutto l’ospedale. Maria rientra provvisoriamente in Italia (per poi ritornare in un’altra missione ecuadoriana) ma l’ospedale deve andare avanti, proseguire la sua opera per i poveri: i campesinos non hanno altro che l’HCB per curarsi. È questo l’insegnamento impostato da Mauro che, completato dalla carità dell’OMG, guida l’ospedale nel suo faticoso ma anche gratificante cammino. Ecco quindi che l’HCB prosegue comunque il suo impegno sotto la guida dei medici ecuadoriani che già vi lavorano, che ne assumono le redini. La “dottora” Anita Villafuerte ed il dottor Rodmy Acosta si devono rimboccare le maniche: il dott. Rodmy assume la direzione amministrativa e la dott.ssa Anita prosegue come responsabile della direzione sanitaria. L’ospedale dunque procede nella sua opera a prezzo di grandi sacrifici umani e professionali (la mancanza di personale, la scarsità di mezzi sanitari, ecc.), vivendo anche in un periodo di ristrettezze economiche, come Anita ci spiegherà più avanti. Dal 2013 iniziano la loro avventura in ospedale Silvia – un’infermiera italiana – e suo marito Marcelo – ecuadoriano – entrambi volontari dell’OMG. Insieme ai loro sette figli si stabiliscono in ospedale: Marcelo assume la responsabilità amministrativa dell’HCB mentre Silvia, oltre ad essere di supporto all’attività infermieristica in ospe dale, si occupa dell’accoglienza dei volontari che giungono periodicamente dall’Italia, oltre a gestire in modo impeccabile la prole. Questo nuovo assetto permette una serie di vantaggi organizzativi: rendere più accettabile il carico di lavoro del dottor Rodmy, migliorare il livello di accoglienza verso i volontari che periodicamente giungono a lavorare in ospedale ed ottenere un più efficace raccordo fra i gruppi dell’OMG in Italia e l’ospedale stesso. Ma la direzione sanitaria rimane sempre sulle spalle, ben larghe, della dottoressa Anita che ne segue il cammino sin dall’inizio della sua avventura nel 1993. Anita, arrivata all’ospedale come una normale dipendente ecuadoriana, nel corso degli anni matura una scelta importante: comprende il valore della missione dei ragazzi dell’OMG e la assimila a tal punto da entrarne a far parte a tutti gli effetti. Seguendo questa scelta rinuncia allo stipendio divenendo anche lei una missionaria e per di più nella sua stessa terra d’origine!

Morire senza salute, Gabriele Pagliariccio, Dissensi. L’Autore intende donare tutti i suoi proventi all’Ospedale Claudio Benati di Zumbahua (Ecuador) gestito dai volontari dell’Operazione Mato Grosso, e già questo significa qualcosa, anzi, molto. La salute è un diritto. Che spesso, per non dire quasi sempre, viene violato. Sia nei paesi cosiddetti ricchi e civili che almeno a parole lo sanciscono in sacre, precise e al tempo stesso ampollose costituzioni, sia in quelli cosiddetti poveri o in via di sviluppo, che sovente in realtà viene volutamente confuso con la scimmiottatura deteriore degli aspetti più infausti del capitalismo ma vero progresso non è, anzi. Soprattutto nei paesi poveri. Quando mancano i farmaci. Quando possono permetterseli solo quelli con i soldi. Quando devi attendere mesi o anni per una visita. Quando non vale nemmeno la pena che tu attenda perché tanto quella visita non la potrai mai fare. Quando non funzionano i macchinari. Quando non ci sono i macchinari. Quando non c’è nemmeno l’acqua. Quando la negligenza regna sovrana. Quando gli ospedali sono tenuti su con la colla, e già è tanto. Quando le cliniche sono in zone di guerra. Quando i medici sono visti come nemici. E l’elenco potrebbe essere lungo come quello dei numeri. Ovvero senza fine. E se da un lato c’è chi per fare la revisione dei conti e la riduzione degli sprechi – o almeno così dice – e taglia laddove di soldi c’è bisogno, portando nella gran parte di casi a una selvaggia privatizzazione di fatto che ancor di più accresce la sperequazione e la disparità di opportunità e di accesso alle cure, ci sono paesi che vengono considerati alla stregua dei meno importanti del globo che riescono a invertire la rotta e la tendenza. Il racconto di Pagliariccio è denso, preciso, puntuale, importante, di grande e sacro impegno civile.

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2 risposte a "“Morire senza salute”"

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