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“Amore, sesso e altre questioni di politica estera”

sesso-amore-a-altre-questioni-light-672x1024di Gabriele Ottaviani

Il mio sogno si era avverato. Ma evidentemente, come un bambino che la mattina del proprio compleanno scarta senza gioia il regalo per cui ha rotto l’anima tutto l’anno, mi ero immaginato quel momento senza tenere conto della realtà materiale. Volevo perdermi nella passione, e invece dovevo di nuovo pisciare. Il mio pisello rimbalzò sulla sua coscia, un corpo contundente che poi prese a dare colpetti in cerca della fessura giusta e, non riuscendo a trovare alcun appiglio, come un ramo in tensione, schizzò su e ricadde sulla sua pancia. Penny era vogliosa ma passiva, non faceva il minimo sforzo per darmi una mano. Lasciava a me la risoluzione dei problemi tecnici, limitandosi ad aspettare che arrivassero le cose buone. Mi sentii come un disgraziato che, sotto la pioggia, si sbatte per riuscire ad agganciare bene i morsetti alla batteria e far ripartire il motore, mentre il proprietario dell’altra macchina si autoassolve da ogni responsabilità, aspettando al calduccio.

Jesse Armstrong, Amore, sesso e altre questioni di politica estera, traduzione di Giacomo Cuva, Fazi. È in assoluto uno dei migliori commediografi in circolazione, non solo sull’isola che ha scelto di abbandonare l’Europa verso nuove avventure e diversi orizzonti, ma a livello generale, per non dire direttamente globale. Esordisce con questo libro nella letteratura propriamente detta, ammesso che questa definizione possa essere utilizzata, visto che il teatro è, oltre ad azione scenica, anch’esso genere letterario a tutti gli effetti. Ed è un esordio con i fiocchi, davvero. Scintillante sin dall’inizio, zampilla intelligenza con la portata di una delle più poderose cascate che possano venire alla mente. Londra, salotto chic che di più non si può. Casa di Penny. C’è anche Andrew. Fa il muratore. A Manchester. E nemmeno in centro. Andrew desidera Penny. È la donna della sua vita. Capace di tutto, basti pensare a quello che stanno per fare. È il millenovecentonovantaquattro, e loro vogliono andare con un furgoncino insieme ad altri giovani amici e idealisti in Bosnia a fermare la guerra con la forza del loro spettacolo teatrale… Profondissimo, mai pesante, irriverente, esilarante.

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