Libri

“Gocce di veleno”

66083c-8AUGG3LI.jpgdi Gabriele Ottaviani

È come se le forti emozioni di questi ultimi giorni avessero risucchiato tutto, e di me non fosse rimasto altro che un involucro senza più anima.

Gocce di veleno, Valeria Benatti, Giunti. È una giornalista. È una speaker radiofonica di chiara fama. È una voce familiare. È una scrittrice di talento cristallino. In questo libro lo si vede, eccome. Sin dalla prima pagina. Dalla prima riga. Dalla prima parola. Te ne accorgi subito, quando un libro è buono. E questo lo è. Perché come tutti i libri che ti restano dentro, anche dopo che hai finito di leggerli, anche dopo che l’ultima pagina è stata voltata, anche quando li metti a posto, a far compagnia agli altri che hai, nello scaffale più a portata di mano, più libero o meno ingombro, a seconda dei punti di vista, ti rimangono accanto. Continui a pensarci, a quello che hai letto. Continui a provare emozione, di qualunque colore essa sia. E questo libro emoziona. È un libro importante. In Italia, paese che ama dirsi civile, ogni giorno qualcuno muore. Come dappertutto, del resto. Ma quel qualcuno di solito è una donna. E anche questo potrebbe essere considerato normale, trattandosi della fetta maggioritaria della popolazione. Quello che non è normale è che spesso queste donne muoiano uccise. Ammazzate da chi dovrebbe amarle. Mariti. Fidanzati. Amanti. Compagni. Che non le amano. Perché se è violento non è amore. Mai. Non le amano, le vogliono. Le considerano un possesso, una proprietà. Come la macchina. Come il telefono. Come l’orologio. Come tutte quelle cose che infatti per loro che uomini non sono, al massimo hanno il cromosoma Y nelle cellule, ma non è quello ciò che conta, sono molto di più che semplici oggetti, come li considera viceversa qualunque persona normale. Sono estensioni della propria virilità immatura, insicura, irrisolta e insoddisfatta. Claudia ama un uomo. Barbablù. Che la minaccia. Ma lei non ci crede. Non gli dà peso. Poi un giorno finalmente si spaventa. E comincia a guarire da questa malattia. Inizia a uscire da un tunnel in cui tante, troppe cadono. Sentendosi persino in colpa. Quando non ne hanno. La colpa non è loro. La colpa è dei violenti. La colpa è di chi non crede. Di chi sottovaluta. Della legge che non protegge. Un libro analitico e autoanalitico, una storia che è come un pugno nello stomaco. Importante, da leggere e far leggere.

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