Libri

“Ladivine”

60186t-TQYXVKNI.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le venne da pensare al corpo di Marko, che immaginava tutto vibrante di un’eccitazione briosa, infantile, vagamente cattiva, certo non perché si esaltasse alla prospettiva di guidare una simile macchina, come chiunque avrebbe immaginato, ma perché, osservava Ladivine a disagio, il suo corpo, il viso, perfino i capelli, tutto sembrava essersi trasformato in lui ed essersi fatto più intenso e più brillante, crudele, forte e impetuoso, oltre che, sorprendentemente per quell’uomo gentile e serio, molto più allegro, una dura allegria adamantina priva di leggerezza, di affabilità.

Ladivine, Marie Ndiaye, Giunti, traduzione di Antonella Conti. La domanda che è alla base di questo appassionante romanzo è una, e in effetti anche piuttosto semplice: nonostante questo non scontata è la risposta. È davvero possibile liberarsi del proprio passato, delle proprie origini, costruirsi una vita nuova, diversa, più simile a quello che ognuno di noi sente di voler essere? Oppure qualcosa rimane sempre al di sotto della superficie, una vibrazione che risuona come un’eco lontana, un rumore di fondo che da rassicurante si fa fastidioso e ineliminabile? E può essere giusto rinnegare quello che si è? Cosa c’è di così impossibile da elaborare in un amore che si nutre di silenzio? Clarisse è bianca. Una volta al mese va a Bordeaux. Nessuno lo sa. Va da sua madre. Ladivine. Che è nera. E l’ha cresciuta da sola. Un personaggio straordinario, una madre difficile e irresistibile, che fa talvolta rabbia, ma più spesso infinita tenerezza. Come Clarisse, a volte così dura solo per terrore di andare in frantumi. Ladivine non sa che Clarisse è sposata e ha una figlia. Il marito e la figlia di Clarisse, che in realtà si chiama Malinka, pensano che Clarisse sia orfana. Bugie. Vergogna. Misteri. Paure. E un gomitolo di sentimenti che si intreccia sempre più a ogni capoverso, perché da fuori sembra tutto così assurdo, ma quando si è immersi nella propria ansia di deludere chi si ama ogni storia diventa ingarbugliata, e più si cerca di allontanarsi più, a livello più o meno conscio, si rimane aggrappati a ciò che spaventa e insieme dà vita, in altalena sull’elastico del timore di essere liberi e felici. Potentissimo.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...