Libri

“Le implacabili”

9fc6351d4512611e67ef20f06e38324a_w140_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Che siano soldati di un esercito virtuale oppure officianti di un rito dai contorni macabri, le stesse domestiche, per quanto prive di voce, appaiono creature maestose, esponenti di un potere femminile che pervade il testo e si catalizza nell’immagine dell’assassina.

Quando si pensa alle donne e all’idea della violenza in genere, purtroppo, data anche la tragica cronaca contemporanea d’ogni giorno, l’immagine che si palesa immediatamente stagliandosi con forza nel pensiero è quella delle tante, troppe vittime degli abusi, per lo più perpetrati ai loro danni con inaudita e immotivata ferocia da quelle persone, da quegli uomini che da uomini non si comportano, e nemmeno da bestie, bensì da violenti criminali puri e semplici, senza se e senza ma, che dicono di amarle ma in realtà non sanno nemmeno cosa sia l’amore, e se ne hanno un’idea ne hanno una folle, malata, assurda. Analizzando però il panorama della storia letteraria, soprattutto a latitudini diverse da quelle nostrane, si nota come in realtà non manchino, spesso scritti da donne stesse, dal grande talento ma talvolta ignorate, se non direttamente vilipese da critica e colleghi, ritratti al femminile ricchissimi di sfumature negative, e molto lontani dallo stereotipo in verità piuttosto misogino della donna fatale. L’esegesi che Anna De Biasio, ricercatrice di letteratura angloamericana compie per Donzelli a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo (Margaret Fuller, Nathaniel Hawthorne, Louisa May Alcott, Henry James, Willa Cather, Edith Wharton, Mary Borden…) è chiara, originale e appassionante: Le implacabili, da leggere.

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