Libri

“Trafficanti”

trafficanti-coverdi Gabriele Ottaviani

Esasperato, Podrizki capì di aver bisogno di aiuto, non più perché le munizioni erano cinesi ma perché non riusciva a convincere gli albanesi a effettuare la consegna. Il ragazzo pernottava all’Hotel Broadway, a due passi dalla piazza centrale di Tirana. L’ambasciata americana, un edificio circondato da filo spinato, barriere e da un mucchio di soldati armati, si trovava nelle immediate vicinanze. Podrizki mostrò il suo passaporto all’uomo di guardia al cancello e chiese di poter parlare con un funzionario. Gli fu detto che non poteva accedere all’interno dell’edificio, ma un addetto alle politiche militari di nome Victor Myev accettò di parlare con lui al telefono. Podrizki spiegò la situazione, parlando dell’appalto e dell’inspiegabile comportamento di Pinari e del ministero della Difesa. C’era possibilità che l’ambasciata potesse intervenire?

Trafficanti – Una storia vera, Guy Lawson, traduzione di Rachele Salerno, Piemme. Miami Beach: una coppia di canaglie quasi per sbaglio, due ragazzotti senza molta arte né altrettanta parte, interessati per lo più a donne e bevute, vincono un appalto milionario. Trecento milioni, bandito dal governo. Armi. Per rifornire l’esercito afghano, che l’America ha molto interesse che sia ben equipaggiato per contrastare l’avanzata dei comunisti. Quegli stessi che governano i paesi che hanno fabbricato le scadenti manifatture che si procurano i due. Ovvio che il Pentagono li scopra. E li prenda di mira. Da qui a diventare e a essere considerati trafficanti infatti il passo è breve, per non dir brevissimo. Inevitabile, dunque, è lo scandalo, che campeggia persino sulle colonne del New York Times: anche perché, si sa, il commercio d’armi è affare planetario, in cui in molti sono coinvolti, soprattutto certi moralisti insospettabili. Il film di prossima uscita con protagonisti Jonah Hill e Bradley Cooper riproduce questo mood. Che non è però invenzione letteraria. È una storia vera, che va molto più a fondo, ed è decisamente più squallida di quel che possa a un primo sguardo apparire. Guy Lawson, giornalista d’inchiesta di chiara fama e scrittore dalla carriera ormai onusta di trofei, dà corpo a una prosa che avvince e convince.

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