Libri

“Lo stesso vento”

aiolli_copertina_specchio-300di Gabriele Ottaviani

Adesso vuole solo far presto.

Valerio Aiolli, Lo stesso vento, Voland. Le parole sono importanti, è noto e risaputo. Ma lo sono anche le cose, perché fanno parte della nostra vita, la connotano, la colorano, la determinano, sono i nostri riferimenti, la decorano e la definiscono. Le nostre case sono piene delle nostre cose, che non sono semplicemente oggetti di consumo, ma spesso ricordi, legami col passato, con la famiglia, con le radici, con quello che siamo stati e che ci ha permesso, volenti o nolenti, di diventare quello che siamo diventati. E proprio attraverso un oggetto in apparenza piuttosto semplice, come un ventilatore, in realtà si dipana una vicenda che valica i confini dei generi e racconta l’Italia, la storia e la vita dei protagonisti, caratterizzati con rare precisione e credibilità, con grazia, asciuttezza e profondità. Tutto ha inizio nel millenovecentoquaranta, a Firenze. Fausto e Adriana si amano. Sognano che una volta che la guerra sia finita possano sposarsi, e trasferirsi all’estero, in Germania. Lei ha sedici anni, il suo background, per così dire, è quello di una semplice famiglia piccolo-borghese, come tante. Fausto, invece, è apprendista operaio. Lavora in una fabbrica. Una fabbrica che produce ventilatori. Ed è proprio un ventilatore quello che una sera lui regala alla sua amata. Che è evidente si aspettasse qualcosa d’altro, e sarebbe stato strano il contrario, in tutta onestà. Ma trascorso il primo momento di smarrimento quell’oggetto entra a pieno titolo a far parte della quotidianità della coppia, e non solo. Diviene simbolo della vita insieme. Di molte vite, perché passa di mano in mano, ed è il filo di lana dipanato dalla matassa arzigogolata, come lo sono, di norma, i rapporti fra le persone, che lega, proprio come fa un gomitolo, e il tessuto in una trama, una narrazione solida che affronta senza retorica la guerra, le rivendicazioni civili, la caduta del muro di Berlino e altri eventi ancora, intorno ai quali turbina sempre il medesimo vento, quello della storia che, come il cielo, è per tutti lo stesso.

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