locarno 2016

Conversazione con Ken Loach

url-11di Gabriele Ottaviani

Arriva spaccando il secondo, alle dieci e trenta precise, preceduto di qualche istante dal suo formidabile Daniel Blake, ovvero il brillante Dave Johns, si siede, saluta, ringrazia e inizia a parlare. E la platea, foltissima (decine e decine le persone in piedi, esauriti con molto anticipo i posti a sedere), emozionata, trepida si incanta e si infiamma, tributandogli ben più di un applauso. Dave Calhoun modera l’incontro presso lo spazio cinema Forum (accanto al quale curiosamente da diversi giorni alcuni manifestanti invitano gli elettori a votare sì al prossimo referendum elvetico del ventisette di novembre per l’uscita programmata dal nucleare, e oggi questa dichiarazione di opinione sembra più in sintonia che mai col contesto) di Locarno con Ken Loach, che a ottant’anni ha fiducia nei giovani. Che purtroppo sono in gran parte molto più conservatori e vecchi di lui, ma questa è un’altra storia. Parla ed è come un film. Uno dei suoi. Chiaro, diretto, senza ipocrisie né peli sulla lingua, affinché tutti capiscano. Guarda con speranza all’opportunità che per la prima volta in cento anni il partito laburista inglese ha di cambiare davvero le cose, il sistema economico, politico e sociale basato sul debito, che alimenta personaggi come Donald Trump o Bush e Blair, che, dice, andrebbero messi sotto processo, sul controllo, perché per la prima volta c’è un leader, Corbyn, che ha fatto i picchetti, dice, un uomo che ha una storia di coerenza che parla per lui, come Bernie Sanders in America, un uomo che ha difatti contro i poteri forti, perfino la stampa cosiddetta di sinistra o centrosinistra (The Guardian, tanto per non creare equivoci). Dice che viviamo in una realtà di burocrazia kafkiana che non permette di difendersi perché anche solo per fare una telefonata per chiedere spiegazioni che non si riceveranno si possono pagare fino a due sterline al minuto, parla dell’ultimo film e della sua vita e carriera, dice che bisogna sempre provare, tentare, sbagliare, perché solo dagli errori si impara, che è indispensabile avere fiducia nell’istinto degli attori, che spesso hanno più ragione del regista, sostiene che il suo Daniel probabilmente avrebbe votato Leave al referendum, perché quest’Europa ti lascia solo, indietro, ti fa sentire abbandonato, inutile se disoccupato, mentre Katie, che è una madre, è giovane e guarda avanti avrebbe votato di certo Remain. Dice questo, e molto altro, Citizen Ken, che porta in paradiso la classe operaia, e ci invita all’impegno e alla speranza. C’è bisogno, sempre e per sempre, di un uomo così, sempre in mutamento, sempre coerente. Anche solo per tutto quel che ci ha regalato, sarebbe il caso di non deluderlo. Thank you very much, sir!

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...