locarno 2016

“O ornitólogo”

imagesdi Gabriele Ottaviani

Portogallo, foreste incontaminate e stupende presso il confine con la Spagna. Fernando è giovane e bellissimo. È lì per lavoro. Osserva, studia e registra il comportamento dei volatili. Ha un campo base, si muove via fiume con un kayak. Le rapide lo sorprendono. Due brave ragazze cattoliche cinesi lesbiche pellegrine di Santiago con conchiglia di ordinanza che si sono perse lo soccorrono. Lo drogano. Lo spogliano. Lo incaprettano. Minacciano di castrarlo. Fernando riesce a fuggire nottetempo. Torna al campo base. Lo trova devastato. La sua carta di identità è privata delle impronte digitali. La sua foto ha al posto degli occhi due buchi. La macchina non c’è più. Il cellulare non prende mai. Non riesce a comunicare col suo fidanzato, Sergio, che gli ricorda di prendere le sue medicine. Che ha smarrito. Nel buio sente dei rumori, delle voci. Non ha più la sua mappa. Sta davvero succedendo qualcosa di strano, come sostenevano le due brave ragazze cattoliche cinesi lesbiche che lo volevano evirare. Ci sono strani riti, pagani, priapei. Incontra poi un giovane pastorello sordomuto che sugge direttamente il latte dalle mammelle degli ovini che governa. Si chiama Jesus. Attraverso il binocolo Jesus scopre la natura e si esalta, si emoziona. I due fanno l’amore (la sequenza, esplicita, ma certo non come i venti minuti iniziali del bellissimo Théo & Hugo dans le même bateau, visto a Berlino, ricorda per certi versi molto sia Da qui all’eternità, nella cui versione filmica la linea narrativa concernente l’omosessualità fu decisamente cassata dalla morale del tempo, che Lo sconosciuto del lago) e poi lottano. Fernando è di nuovo solo. Si immerge nella natura, e quando le riprese sono in soggettiva, osservato per esempio da una colomba bianca, che spesso gli è vicina, appare come un altro. Infatti poi incontra delle amazzoni, che parlano in latino, e lo chiamano Antonio. Come sant’Antonio da Padova, città dove il film si conclude. E il santo, guarda un po’, era infatti di natali portoghesi, e con una sua citazione, pronunciata a Forlì, dove nel milleduecentoventidue ha iniziato la sua attività di predicatore, si apre il film, una surreale riflessione sulla spiritualità bizzarra come solo, in merito ad altri temi, ha saputo essere un altro film iberico, Stella cadente di Luis Miñarro, visto a Torino qualche anno fa: O ornitólogo, di João Pedro Rodrigues (O fantasma), strano e interessantissimo, che si segnala per la fotografia magnifica e l’eccellente interpretazione – recita, fra l’altro, in portoghese – del protagonista, il francese Paul Hamy.

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2 risposte a "“O ornitólogo”"

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