Libri

“Cercando l’onda”

untitled.pngdi Gabriele Ottaviani

Se io e Jade non fossimo rimasti troppo a lungo a casa di Cencio, avremmo potuto prendere l’autobus successivo ed essere a casa un’ora più tardi del normale. Non sapevo se la mamma avrebbe mangiato la foglia, ma non mi importava. Sulla porta del garage c’era il graffito che avevo già visto. LA PAURA FA SEMBRARE IL LUPO PIÙ GRANDE. Ned era nella sua caverna di Aladino e stava lavorando a una tavola con la levigatrice. Portava una specie di mascherina su naso e bocca ed era ricoperto di polvere. Si è tolto la mascherina e l’ha appesa in cima alla tavola, si è asciugato la mano sui jeans e me l’ha tesa. «Cencio mi ha mandato un messaggio, mi ha detto cosa hai fatto, Sam. Sei un grande. Io mi sono già beccato qualche condanna, e anche Cencio ha avuto le sue rogne. Con la polizia, a scuola. Non possiamo permetterci altre grane. Perciò, il fatto che tu ti sia preso la colpa… be’, significa molto, capisci? Non eri tenuto a farlo.» «E dove sarebbe questo regalo, sentiamo» è intervenuta Jade, tutta eccitata neanche fosse per lei. Ned ha girato un po’ fra le rastrelliere, finché non ha trovato quello che stava cercando. Mi ha allungato una muta. Era intera, nero opaco, in neoprene. Profumava di bucato e aveva una grossa zip luccicante. Niente buchi o toppe. Sul davanti campeggiava un grosso riquadro con la foto di un tizio che cavalcava la densa onda cava invernale di un’acqua praticamente nera. Era nuova. «Provala» mi ha esortato Ned. Non c’era nessun camerino lì. Jade si è voltata dall’altra parte, tutt’a un tratto molto interessata alle tavole da surf. Ho tenuto su i boxer. Non mi sarei mai denudato davanti a Ned e Cencio, nemmeno se Jade non fosse stata lì. Quella muta era un vero incubo da infilare. Ho dovuto strizzarmici dentro, tirare e allungare la gomma, un centimetro dopo l’altro. Mi risucchiava indietro la pelle, impedendomi di entrare a meno che non tirassi e strattonassi con tutte le mie forze. Una volta dentro, non riuscivo a tirare su la zip sulla schiena. Ho dovuto chiedere aiuto a Ned. Ho cominciato a sentire caldo, anche se non mi stavo muovendo. Era stretta, ma non troppo. Ned ha annuito in segno di approvazione. «Ti sta bene. Non pisciarci dentro a meno che tu non ci sia veramente costretto» ha commentato. «E se proprio devi, fallo all’inizio di una sessione.»

Christopher Vick, Cercando l’onda, traduzione di Alessandra Orcese, Giunti. Sam ama la fisica. L’astronomia. Le scienze. Ha lasciato Londra. È arrivato in Cornovaglia. In un cottage stupendo. Dove non mette piede da quando ha quattro anni. Da quando suo padre è morto. In mare. Quel mare che lo attira. Quel mare che viceversa Jade domina. Surfista provetta, cerca sempre di superare il limite. Perché è questo il significato del crescere. Progredire, migliorare, farsi forza, affrontare le onde e imparare a non lasciarsi sommergere. Fare delle asperità un’occasione e un’opportunità. Vick ama il mare, si capisce da come scrive e ne è la prova il suo impegno nella salvaguardia dell’ambiente e della fauna acquatica: il suo non è semplicemente un riuscito Bildungsroman, scritto con scorrevolezza insolita e piacevolissima, è molto di più. Da leggere.

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