Libri

“I dodici cerchi”

14651029649064-Andru-coverdi Gabriele Ottaviani

Quindi lui le diede la sua mano orribilmente fredda e, stringendole il polso fino a farle male (sentì quel freddo persino attraverso il giaccone e il golf), la strappò dalla trappola fangosa, ma non la lasciò, tirandola con forza a sé, mentre l’altra mano scivolava dietro la schiena fino al punto dove si trovavano le rotondità del sedere, spingendosi insistentemente nella fessura sottile tra le calze e le mutandine, cominciò a cercare le labbra di leicon le sue, colpendo in modo goffo ora le guance ora il collo, lei con tutte le forze resisteva (“Ah, allora sarei una puttana, vero?”), lui si gettò su di lei con tutto il corpo, chiudendole le spalle nelle sue e rovistando con le mani sotto il golf dappertutto gli era venuta voglia di possederla lì, direttamente su quel passaggio a livello, mentre le alitava la sua mistura fermentata alla nocciola, ma quando provò a toccare con un dito la chiusura lampo dei suoi jeans, lei fu in grado (“Te lo scordi, una tale soddisfazione io non te la do!”) di liberare un braccio e di mollargli un manrovescio sulla guancia, facendogli saltare quei suoi maledetti occhiali.

Jurij Andruchovyč, I dodici cerchi, traduzione di Lorenzo Pompeo, Del Vecchio. A voler sintetizzare in un’unica parola il tema principale di questo libro, senza dubbio la più adatta è transizione. Perché è esattamente questo lo stato che viene descritto, attraverso una prosa che si fa conglomerato di tanti differenti livelli. Una prosa difficile e letteraria, tanto quanto a uno sguardo lieve appaia invece semplice la trama. La storia, di base, di un ritorno, continuato e prolungato nel tempo, di un fotografo austriaco che subisce il fascino non solo dell’Ucraina, ma anche dell’interprete che l’accompagna, di cui diviene amante. L’interprete, a sua volta, non è libera, e tutta questa serie di contraddizioni si ritrova a esplodere esattamente come il riverbero dei sedimenti di una vicenda storica fatta di dominazioni, compromessi e antitesi passata pure attraverso la violenza, che si rispecchia a sua volta nei comportamenti dei personaggi e nel linguaggio stesso, potente e di chirurgica precisione, che caratterizza la scrittura dell’autore, che descrive il passaggio, il progresso o presunto tale, attraverso il trauma che sempre lo genera.

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