Cinema

“The legend of Tarzan”

tarzan-trailerdi Gabriele Ottaviani

Diciannovesimo secolo. L’Africa è una terra di conquista, spartita a tavolino fra le potenze europee. E all’epoca anche il Belgio ha il suo posto al sole. Che si chiama Congo. Straricco di materie prime. Diamanti, soprattutto. E a re Leopoldo non importa affatto che la schiavitù sia stata abolita e che Abramo Lincoln sia morto per questo: a qualcun altro invece sì. A Londra infatti c’è un uomo, un lord, che conosce l’Africa nera meglio di chiunque altro, perché è cresciuto nella giungla, allevato dai primati. È una leggenda che torna per lottare per il popolo oppresso. La sua donna, notoriamente, è Jane. Lui è Tarzan. E rispetto ad Alexander Skarsgård era meglio non dico Johnny Weissmuller, ma anche Raimondo Vianello: almeno faceva ridere volontariamente. Intendiamoci, bello è bello, ma visto che non c’è un frame del film che non sia stato ritoccato al computer perché non gli hanno tolto ogni tanto dalla faccia l’espressione da baccalà irrancidito? E soprattutto perché non riesce a tenere la testa dritta? Mistero… Jane è la stupenda Margot Robbie. Di fatto però, povera, senza ruolo. Il colonialista perfido è Christoph Waltz. Che avrebbe dimostrato molta più dignità se avesse fatto davvero lo schiavista che non l’attore in questo film: d’altronde le sue ultime prove sono state assolutamente imbarazzanti (il pessimo Big eyes e l’aberrante Come ammazzare il capo 2), ma qui si supera in abominio. Che sia riuscito a buggerare tutti passando per bravo quando in realtà funziona solo con Tarantino (e la stessa cosa vale per Samuel L. Jackson)? A livello recitativo The legend of Tarzan sembra girato alla Muratella. Che è un quartiere di Roma noto per il canile. Traete voi le dovute conseguenze. Con tutto il sacrosanto rispetto per i cani che vivono la tragedia dell’abbandono, ovviamente. Girato male, scritto peggio, con effetti speciali ridicoli, battute da Natale nella giungla (il prossimo cinepanettone della celebre premiata ditta?), pieno di incongruenze ed errori marchiani, ridondante nel citazionismo smaccato e insensato, doppiato in una maniera agghiacciante e banalmente razzista (perché solo gli uomini e le donne africani hanno un accento? E, per giunta, quello con cui abbiamo sentito parlare Hattie McDaniel in Via col vento oltre sette decenni fa?), il che è ancor più allucinante di quanto già non sia di per sé trattandosi di un film incentrato, o che almeno forse avrebbe voluto esserlo ma non è stato in grado di farcela, sulla condanna delle atrocità del colonialismo. Fa sembrare brutta e scialba persino la giungla. Dovrebbero esserci avventura e azione. Le avete viste voi che non c’eravate? Dura centonove minuti. Paiono centonovemila. Oltretutto a che target si rivolge? I ragazzi sanno chi sia Tarzan? Avranno voglia di conoscerlo dopo questo film? A cosa serve una pellicola del genere? No, perché se lo scopo sono le nudità di Skarsgård (ma lo stesso vale per Margot Robbie) statevene a casa e guardate rispettivamente True blood e The wolf of Wall Street: non spendete un copeco e c’è molta più carne al fuoco. Certo, dovevamo aspettarcelo che fosse un film non riuscito: viene programmato in sala per il quattordici di luglio, che non è propriamente una data presa d’assalto, a meno che non si tratti della Bastiglia o che non si stia cercando disperatamente un qualunque condizionatore funzionante… Ma così non riuscito, anzi, malriuscito… Viene davvero da urlare come Tarzan…

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