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“Una biografia intellettuale di Mario Einaudi”

721427bb09099e0788518b1846685b1b_w200_h_mw_mh_cs_cx_cydi Gabriele Ottaviani

Nella parabola che lo portò dalla collaborazione col governo americano in guerra al sostegno al New deal order in opposizione alla minaccia del comunismo sovietico, Mario Einaudi sentì che il suo ruolo di elezione, più che quello del pubblicista e del polemista, era oramai quello dello studioso e del docente universitario impegnato nella ricerca sociale. Una posizione simile, comunque, non era certo più riparata da pressioni di natura politica, in un periodo in cui proprio l’ambiente universitario era uno dei bersagli privilegiati nella “caccia alle streghe” di Joseph McCarthy.

Politologo, antifascista (un autentico liberal, a voler essere precisi), insegnante. Nasce – e muore, quasi novantenne – a Dogliani, nel cuneese. Laureatosi a Torino – metropoli che ha un ruolo fondamentale nella sua formazione e nelle sue scelte di vita, luogo che per sua stessa natura, come gli scrive il compagno di studi e amico Alessandro Passerin d’Entrèves, forse è proprio alla base del loro continuo ritrovarsi all’estero, estranei al vivere italiano probabilmente sin dall’inizio proprio per la loro formazione liberale e piemontese – nel millenovecentoventisei, ventiduenne, rinuncia cinque anni dopo all’incarico di guidare la cattedra di Storia delle dottrine politiche all’università di Messina, perché l’accettazione avrebbe comportato la sottoscrizione del giuramento di fedeltà imposto ai docenti universitari da Mussolini e i suoi sgherri. Nel millenovecentotrentatré è negli Stati Uniti, dove già, come pure in Francia e nel Regno Unito, aveva perfezionato i suoi studi. Crea una fondazione, istituisce la French-Italian Inquiry, forma coscienze e allievi, genera dibattiti e analisi, contribuisce alla riforma dell’accademia italiana con borse di ricerca per gli studi politici. È fratello maggiore di Giulio e figlio di Luigi, economista, accademico, giornalista, secondo presidente della repubblica italiana. È Mario Einaudi. Andrea Mariuzzo, con la sua preziosa e poderosa opera, ne restituisce un ritratto straordinario, che serve anche a cercare di comprendere quanto effettivamente, concretamente, il continuo e costante impegno nelle relazioni di scambio, cooperazione e collaborazione scientifica tra i due lati dell’Atlantico, tra gli Stati Uniti e l’Europa, che solo unita può essere un interlocutore adeguato per una superpotenza dalle dimensioni così significative come la nazione ancora guidata da Barack Obama, sia un imprescindibile viatico per il progresso della cultura e della civiltà. Per far questo Mariuzzo descrive i primi anni, la formazione di un intellettuale definito non a torto globale, la sofferta emigrazione negli USA, ormai a quel punto all’epoca terra d’elezione dei liberi pensatori in esilio e fuga dal totalitarismo, dopo aver trascorso anche un semestre a Berlino, incerto sul da farsi, la seconda guerra mondiale, l’attenzione alle problematiche patrie e alle sfide della contemporaneità, idee per la ricostruzione dello Stivale che nascono oltreoceano, la guerra fredda, la strenua difesa della rivoluzione rooseveltiana e molto altro. Un’opera che attraversa il tempo e lo racconta, da leggere. Una biografia intellettuale di Mario Einaudi – Cultura politica da sponda a sponda, Olschki.

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