Intervista, Libri

Mimmo Sammartino: “La memoria è un campo di battaglia”

downloaddi Gabriele Ottaviani

Il paese dei segreti addii è il suo bellissimo romanzo, queste le intense risposte che ha dato alle nostre domande: Convenzionali è felice di intervistare Mimmo Sammartino.

Che cosa significano per lei i luoghi?

I luoghi, nella percezione come nella scrittura, sono soprattutto posti dell’anima. Per sentirli propri bisogna esserne impregnati. Avvolti dalle loro voci, dai rumori, dai silenzi, dalle luci, dai vuoti e dai pieni. Dalle loro bellezze nascoste. Ma poi, per raccontarli, è necessario riuscire a ritrovare una distanza. L’alchimia fra appartenenza e distanza, per quanto mi riguarda, mi consente di trasformare quelle emozioni in parola che narra. E i luoghi, anche i luoghi reali, possono farsi leggenda.

E la storia e la memoria?

Storia e memoria sono essenziali per il nostro essere umani. Come le emozioni, la conoscenza, gli odori, le musiche… Ciascuno è sintesi di ogni incontro che gli è accaduto. Penso infatti che sia sbagliato dire che qualcuno “ha” una storia o una memoria. Ciascuno “è” la propria storia e la propria memoria. La memoria, poi, non è un meccanismo neutro. Essa è un campo di battaglia. E non solo per la conquista del passato, ma per attribuire significato e senso al presente e al futuro.

Nel suo libro hanno ampio spazio elementi profetici: a saper leggere fra le righe della realtà contemporanea cosa si può conoscere e capire?

Nel romanzo Il paese dei segreti addii la profezia appare, per Geremia il Senzanome, più che un dono, una sorta di maledizione. In realtà i segni si presentano continuamente davanti noi, ma il più delle volte non li scorgiamo. I segni sono come la bellezza. Dice il poeta: la bellezza ci passa davanti tutti i giorni ma bisogna avere occhi capaci di riconoscerla. E questo, credo, valga in ogni tempo. Anche nella nostra contemporaneità che sta, via via, smarrendo la capacità di provare stupore. Di coltivare immaginari e utopie.

L’umanità impara dai propri errori? E qual è il ruolo del dolore?

La dimenticanza di errori e orrori è un tratto distintivo della storia umana. Oggi, nell’era della comunicazione, c’è in più un rischio di assuefazione a dolore e sopraffazioni, a ineguaglianze e ingiustizie. Ogni sofferenza, proposta e riproposta in rete e nelle televisioni, rischia di narcotizzare le coscienze ed essere percepita come la finzione di un film. Per questa ragione nulla può mai darsi per scontato. La libertà è un privilegio da coltivare ogni giorno. In mancanza, appassisce. Quanto al dolore, esso è ineliminabile nell’umana esistenza. Ineliminabile e irrisarcibile. Quando da esso scaturisce compassione, allora anche la sofferenza acquista senso. Diventa afflizione condivisa. Umanità ritrovata. Sgomenta invece l’indifferenza, insieme alla ferocia di persecutori e carnefici. Viene da ricordare, in proposito, le parole che Italo Calvino, ne Le città invisibili, fa pronunciare a Marco Polo, a proposito dell’inferno dei viventi: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni […]. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è […] cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Considero i racconti, la poesia, l’arte alcune di quelle cose capaci di distinguere il “non inferno” nella dissoluzione incombente.

Qual è stata la sua reazione alla presentazione tra i ventisei da cui poi sono stati tratti i dodici volumi che si contenderanno il Premio Strega (non è rientrato nella cinquina, composta da Albinati, Affinati, Meacci, Sermonti e Stancanelli, ndr)?

La scelta della casa editrice Hacca, che ha voluto proporre Il paese dei segreti addii al Premio Strega, mi ha molto onorato. Ma, per un libro che vede la luce, quello che conta più di tutto è la capacità di arrivare al cuore dei suoi lettori.

Quale libro del passato avrebbe voluto scrivere?

Libri del passato che avrei voluto scrivere? Uno solo mi pare impossibile da indicare. E poi: di quale passato? Il Cantico dei cantici, il Don ChisciotteIl maestro e margherita, Le Memorie di Adriano, Cent’anni di solitudine… Ma sono solo i primi che mi vengono in mente.

Perché scrive?

Scrivo per istinto e, qualche volta, per necessità.

Che consiglio darebbe a chi volesse cimentarsi con la stesura di un’opera di narrativa?

Non mi sento in grado di dispensare consigli. Suggerirei soltanto, a chi dovesse avvertire l’urgenza di scrivere, di concedere a se stesso la possibilità di mettersi alla prova. Se è un bisogno autentico, al di là delle fortune letterarie, può aiutare a conoscersi meglio e può far stare bene.

C’è un film che significa qualcosa in particolare per lei?

Anche i film, come i libri più amati, come le musiche e le canzoni, è difficilissimo ridurli a un solo titolo. C’è il neorealismo italiano. Ci sono opere e autori travolgenti che hanno accompagnato i nostri immaginari, i sogni, le conoscenze e il formarsi delle nostre coscienze: Ingmar Bergman, Fellini, Rosi, Scola, Bertolucci, Leone, Stanley Kubrick, Woody Allen, Wim Wenders, Ken Loach, Renoir, Godard, Truffaut, Bresson, Rohmer, Chabrol… Ma, se proprio devo scegliere titoli, ne indico tre: Dead man di Jim Jarmusch, Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, Nuovomondo di Emanuele Crialese.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...