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“La mafia mi rende nervoso”

Meli_Mafia-mi-rende-nervosodi Gabriele Ottaviani

Mi chiamo Vittorio Mazzola, e la mafia mi rende fatalista. Ma anche il resto del mondo contribuisce. Tommaso giunge all’appuntamento di prima mattina in orario, addirittura un paio di minuti in anticipo. Appena entra nella chiesa è così nervoso che gli si gonfia la minchia.

Isidoro Meli, La mafia mi rende nervoso, Frassinelli. Fossero tutti così gli esordi: brillante, spiazzante, originale, tragico e insieme umoristico, nuovo, sin dallo stile e dalla lingua, sboccato ma mai gratuito. Vittorio è la voce narrante. Tommaso il figlio di un mafioso ucciso dai compari. I quali per risarcire la famiglia della perdita lo assumono come portapizzini. Tanto è muto. Analfabeta. Tonto. Ha una fidanzata – o qualcosa di simile – tossica e psicotica, un fratello che è un fenomeno (come gioca alla PlayStation lui… Per non parlarne come spacciatore… Una vera cima, non c’è che dire…) e una strana propensione a ritrovarsi in mezzo ai personaggi e alle situazioni più improbabili. Del resto in questo romanzo anche i poliziotti non è che spesso e volentieri siano proprio bella gente… Il destino di Tommaso comunque pare segnato, in definitiva: d’altro canto, appunto, è tonto, analfabeta, muto… O almeno così tutti credono… Da non perdere.

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